martedì 16 luglio 2013

Baol (Stefano Benni)

Io, la magia e Baol
Non si può spiegare il baol , e soprattutto non si può spiegare perché non si può spiegare”(S. Benni, “Baol”). Abbasso i regimi. Abbasso le ingiustizie. Abbiamo un’idea, abbiamo una forza, abbiamo la nostra fantasia. Abbiamo Baol.  Grazie al cielo o chi per esso.  Avanti mago.  La tua magia ci può ridare la voglia, ci può restituire se non quello che ci è stato tolto, quello che non ci é stato dato, quello che continuiamo ad aspettare quando fuori piove, oppure c’è bel tempo, tutto quello che dobbiamo avere e non ce lo vogliono dare. Avanti Baol. Oggi ci siamo svegliati stanchi delle strade troppo strette e diritte, ci siamo svegliati annoiati dai frammenti di souvenir, vogliamo volare sulle ali di solidi, effervescenti sogni di rock’nroll. Con buona pace delle citazioni di Ligabue, noi vogliamo “suonare” il mondo, farlo ballare. E poi ovviamente, blues. Perché non sei tu che cerchi il blues ma è il blues che trova te. La vera storia del mio amore per questo libro.





“Quando sono proprio giù di morale, vado in un bar che si chiama Apocalypso. E’ un bar polisemico trasversale, interclassista: fino a mezzanotte ci vanno quelli che dopo vanno in un altro posto. Dopo mezzanotte ci vanno quelli che non hanno un altro posto dove andare. Dopo le quattro ci vanno quelli che non sanno nemmeno più che in posto sono” . Eccola la metafora. Un bar dove sorseggiare parole, a seconda del proprio status economico, sociale, morale e via dicendo. Romanzo pirotecnico e multiforme, storia senza storia che però racchiude tutte le storie possibili, questo romanzo fu la terza fatica dell’allora promettente, esuberante, sfavillante Stefano Benni, bolognese del 1947, autore assolutamente sui generis e sfolgorante fino all’inizio degli anni novanta, che poi è sprofondato nella ripetitività e nella stanchezza, avendo esordito con il fantascientifico esilarante “Terra” e avendo regalato poi altre perle quali “Comici spaventati guerrieri” e “La compagnia dei Celestini” e recentemente rinsavito con “Saltatempo”. Scrittore profondamente, sentitamente istrionico e ironicamente polemista, erede fantasioso di alcune delle esuberanze degli indiani metropolitani annegati nella sterilità politica o antipolitica negli anni settanta, cesellatore della parola, dallo stile postmoderno, ricco di citazioni e  rimandi su architetture narrative spesso davvero fragili ma che meritano ed ottengono  letture in profondità e che mettono in moto desideri di sorriso, di ribellione, di riflessione, di gioco non fine a sé stesso ma mirato a capovolgere il capovolgibile del mondo che ci avvolge e  stringe. La storia è semplice: il vecchio-adolescente protagonista, erede e cultore della sapiente magia baoliana, deve aiutare a ritrovare filmati censurati in un regime da Grande fratello per scoprire la verità sui gerarchi al potere e sulla fine di un noto attore caduto in disgrazia mentre il ricordo di una Alice lo tormenta e lo sprona, incita, convince…
“Il baol presagisce il pesce surgelato, la pallottola vagante, lo stronzo litigioso, i terremoti, le inondazioni, le maratone cittadine, gli ingorghi autostradali” (S. Benni, “Baol”).  Non c’è la tradizionale trama che si dipana, è bellissimo infatti leggere che chi non ha gradito leggendolo  si sente perso perché  manca il consolatorio e tremendamente solito filo accompagnatore, fuorviando ed eludendo del tutto il senso del testo,  è bellissimo sapere che disorienta, mette in difficoltà chi vuole solo certezze e magari non avendole nella vita, le cerca in una pagina di inchiostro. Sarebbe meglio la Bibbia, ragazzi, là di ieratici assiomi ne avrete a bizzeffe.  Non cercate verità o consigli pre confenzionati, o voi insicuri e metodisti, non aspettate introspezione e sequenza da marketing, non cercate ma sarete cercati, il libro che non c’è, eppure é lì, come un abile gioco di prestigio che ci ammalia e strega, ci svela la vera magia baol, l’arte della parola, il messaggio che ci può far ricodificare mondi e sistemi in cui non ci ritroviamo, non ci troviamo, non ci piacciono e basta, il tutto in una folle notte di regime, solo un simbolo delle tante nottate vissute da chi non cede alla materialità immonda e abulica del materiale ma si sforza di immaginare un mondo migliore cementandolo con le parole e confidando sulla fantasia, l’unico medicinale quando ogni speranza appare perduta.
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” Non sei mai esistito, baol, se non nei nostri sogni. Tu eri la fantasia che faceva inventare giochi ai tuoi amici.(…) Quando iniziammo l’operazione Gratapoax pensammo:ci vorrebbe un baol al nostro fianco.e subito ci riempimmo di entusiasmo. senza di te, non avremmo mai trovato il coraggio. ma tutti, appena trovata la nostra strada, ti abbandonammo. Perché tu sei un’idea,baol. e nessuna idea può mantenersi pura. saresti svanito, come una bolla di sapone,ai primi compromessi. Eppure noi ti abbiamo amato, veramente.Ma non tanto da farti vivere sempre con noi. Perché nessuno puà amarti come vorrebbe. Ma tu ritornerai sempre. Nella mia vita, o in quella di qualcun altro (S. Benni, “Baol”)” . Lo snodo? . Un’idea, per quanto bella, alla fine va in qualche modo tradita, per permettere di esistere e (r-)esistere. Non esiste nessuna utopia, rivoluzione, fede non mistica che non ha come umano, ingiusto e naturale sbocco questa amara conseguenza. Quanti violenze spirituali o materiali abbiamo che ci opprimono Baol? quanta tristezza ancora affolla le nostre azioni, i nostri giochi, i nostri amori Baol, quanti nemici dobbiamo incontrare, affrontare, vincere oppure solo tristemente subire? Perché dobbiamo esser sempre schiavi, perché dobbiamo sempre sentirci preda delle nostre stesse paure? Questa insostenibile leggerezza dell’essere che ci avvolge, questo tran tran che ci atterrisce, questo è  un mondo che non ci piace Baol, perché ha troppe regole ed alcune servono solo per regolare la sterilità del pensiero.
Ci può solo salvare una magia, e tu sei un mago, per cui datti da fare, mettiti a lavoro, salvaci.
E poi l’amore. L’amore è motore e scintilla che accende la nostra volontà.
Perché lei ti aiuterà, speriamo. Quella che tu ricordi, quella che parlava. Lei che tu trovi difficoltà a materializzare, eppure é in ogni tuo gesto, in ogni tua sensazione, in ogni istinto, lei che ti suggerisce e ti guida, come una dea omerica affatto appassita dalla ridondanza del misticismo e della fede. La vita non é un film, ma può essere un romanzo.E si perché siamo ANCHE parola, se non soprattutto, e io non sono che un aggettivo-sostantivo -avverbio senza mai una virgola o in punto a capo, facciamo tutti parte del discorso sul mondo, non ne potremo mai uscire, volenti e nolenti… e allora eccoci, mago, novelli bimbi avidi ciucciamo al capezzolo della magia. Se vi piace l’intelligenza, se vi piace l’ironia, se vi piace l’uso e l’abuso non barocco della parola, se volete un romanzo che sia tutto tranne che un romanzo ma potrebbe diventarlo, oplà… il gioco è fatto. Per una volta i desideri si esaudiscono, per una volta ancora la letteratura fa la sua più abile eterna capacità catartica: far sognare. Dedicato a quelli che volano sul serio ed a quelli che non fanno finta. Dedicato a chi. Anche  a me. Rimasi affascinato da questa lettura, pur non disconoscendo i suoi limiti e mai affermando che trattasi di capolavoro, fino a  scegliere come nickname nelle mia attività di webwriter proprio Baol.