venerdì 6 dicembre 2013

On writing (Stephen King)

Scrivere. Questa dannata passione. Che non è fatta solo di talento, ma anche di perizia di stampo artigianale, dannato lavoro.
E ce ne parla un autore del calibro di King, riconosciuto ed acclamato maestro dell'horror e del thriller, capace di vendere milioni di copie dei suoi libri. Con stile rapido ed incisivo, mettendosi a nudo senza remore. 
Un'operazione eccellente e di sicuro interesse per tutti gli appassionati di lettura e scrittura, anche coloro i quali non amano l'autore.




Secondo Stephen King, narratore da milioni di copie vendute, per fare lo scrittore seriamente  serve una cassetta degli attrezzi. Perché “mettere su” una storia richiede un lavoro artigianale. Ogni elemento ha la sua necessità ed il suo spazio di utilizzo. Sono tutti basilari e necessari, come se si stesse costruendo per dire costruire una casa: idea, stile, trama, contenuto, destinazione, moglie/amico compiacente e disponibile, eccetera. Tutti ugualmente utili e da usare nella giusta misura. Non serve dunque solo talento ma anche applicazione. Bisogna lavorare insomma, non solo sfogare il proprio presunto estro o desiderio impellente di raccontare. Il talento è innato, o c'è oppure no su questo King non ha dubbi. Fuori discussione, questo, non dipende da noi, ma dal DNA. Il resto invece va approcciato con forza, deferenza e anche convinzione. Quindi, trovatevi un posto ed un orario, una scrivania, se possibile una finestra, accendete il vostro Pc, datevi un obiettivo plausibile, diciamo almeno mille parole al giorno. Unica raccomandazione tenete sempre tutti fuori dalla stanza, almeno nella prima fase. Fondamentale. Gli influssi esterni sono come virus, bacilli o insomma, organismi nefasti per la vostra creatura. Perché scrivere è una continua lotta. All'inizio serve isolamento. Certo, si mette su carta quel che passa sulla mente. Al diavolo congiuntivi, errori di luogo e di persona, discrasie. Siamo solo all'inizio. Poi si continua. Poi si allarga o si taglia, insomma, comincia la cucitura, il vestito a festa, per un'idea che diventa romanzo. E via dicendo.
Senza dimenticare la fondamentale importanza dell'attività di lettura. Non esiste scrivere senza leggere. la lettura non solo stimola, ma ispira il confronto, consente di migliorare, di superare qualche proprio limite.

Una auto confessione, uscita in Usa nel 2000, ma non solo. Una spicciola ma effervescente narrazione sulla   messa in opera di un romanzo quella attuata da King in questo breve e tagliente saggio-autobiografia. Lo scrittore, decisamente oramai consacrato, nella prima parte dà in pasto ai lettori un disincantato quanto crudele resoconto della sua vita, non eludendo nulla, specie le grandi sconfitte, con piglio ironico e sarcastico che certo non lenisce le ferite per alcune dolorose esperienze vissute. E si spazia dall’infanzia difficile, con un fratello e senza padre ai primi rigurgiti ribelli adolescenziali,sempre accompagnati da un’unica, possente e costante passione: la letteratura e la scrittura. Brillanti le escursioni nei suoi rapporti con il mondo editoriale, la confessione di come sono nati e cresciuti alcuni dei suoi migliori romanzi, il suo cedere alle droghe e all’alcol, salvo riemergerne grazie alla tenacia e all’amore della moglie. Una disincantata ma vibrante seduta psicanalitica, che come non affoga nelle retorica nella parte biografica, successivamente non annaspa in inutili tecnicismi nella parte dedicata a trucchi, segreti e quant’altro relativamente alla scrittura. Probabilmente uno dei migliori saggi che si prefiggono di insegnare a scrivere, senza leziosità di sorta ma preziosi vademecum che regalano pochi ma chiari ed incisivi “strumenti” per migliorare o educare la propria passione narrativa. Un testo dalla architettura quasi perfetta, essenziale ma mai banale anche quando si tratta di opinioni e strali meramente soggettivi, elegante anche quando critica e si discosta dall’eleganza formale, a tratti irriverente e “contro”, ma comunque convincente ad ogni passo, per coerenza e completezza.