martedì 3 dicembre 2013

Sunset park (Paul Auster)

Tutto cambia, anche gli Usa.
Tocca al romanzo tendere un diario  dei sommovimenti vari ed eventuali che stanno terremotando un paese che pareva solido come una roccia ed invece, causa anche la efferata tragedia dell'11 settembre, ha cambiato pelle, scoprendosi fragile.
La narrativa minuziosa e lineare di Paul Auster, noto ai più per "Trilogia di New York", ci dona un memoriale diaristico dove affiorano brandelli di vita, istanti, bozze non sbozzolate, intenti e frigidi pensieri.E sullo sfondo una nazione. Sono Stati Uniti che soffrono, che si interrogano, che fanno domande e non sanno darsi risposte.

Precari dentro

Ci sono romanzi che piacciono. Per ciò che dicono e per come sono costruiti. Già servirebbe la trama. Semplice. Non esiste. "Sunset park" è un diario. Sono momenti che. Ognuno scrive la sua. Il resto tocca a chi legge . Episodi. Briciole di. Per apparecchiare una storia attuale, senza drammi e romanticismi. Semplice, complice eppure così vera. sono anni duri e complicati. non basta Internet, non può fare tutto il tablet o il cellulare. C'è da vivere e non è così facile.
Miles Heller è un giovane ragazzo dei nostri tempi. Precario e disadattato quanto basta. Vive negli Usa, ma questo oramai non fa più la differenza come una volta. Quello che si appellava "american dream", tanto scritto, cantato e vantato si è disintegrato, come tutti i sogni ed allora bisogna essere svegli. E Miles ha molto sonno, non si riposa. Da quel lontano giorno quando una banale litigata ed una spinta hanno cagionato la morte del suo fratellastro. Una macchina che arriva all'improvviso e via, il giovane è stato asfaltato. Miles questa cosa qui non se la perdona e neanche riesce a raccontarla. Tra lavori di fortuna e vicende picaresche, ora si è messo con una minorenne. Purtroppo la legge non vuole che si possa fare. E peraltro la sorella maggiore della ragazzina per meri interessi ha deciso di tormentarlo. Che roba. Strana la vita, come no. Miles allora deve scappare. Torna in quella New York dove vivono i suoi genitori che ha abbandonato, per colpa, per. E va in una casa occupata abusivamente dove trova tre esempi di negligenza intelligente, tre vite difficili che trovano facile ad incasinarsi. Un suo vecchio amico di liceo e due ragazze che stanno combattendo duramente quella inutile battaglia che nessuno vuole perdere e si chiama vita.
Miles ed i suoi genitori ricchi che lo sorvegliano senza farsi vedere, suo padre vero, sua madre andata via e la matrigna. E poi Bing Nathan con le sue ossessioni politiche e la sua bisessualità, le due ragazze complesse quanto basta, Alice e Ellen, avvinghiate al sesso come una foglia d'autunno sta sull'albero e comunque vive.
Molti contrasti, poco risanamento, a volte abissi inconciliabili.
Molte pulsioni. Una spinta omosessualità. Rivalità verso il tutto e parecchio da affrontare. Vite sospese. Futuri apprensivi e morbosi. Affetti che si sciolgono, finiscono nella raccolta differenziata dei rifiuti emotivi. Non è un romanzo classico né tanto meno compito, per questo affascina ed intriga. Brandelli di vita, istanti, bozze non sbozzolate, intenti e frigidi pensieri.E sullo sfondo una nazione. Sono Stati Uniti che soffrono, che si interrogano, che fanno domande e non sanno darsi risposte. Sono un paese che ha comandato e dora è succube di tante cose. Gli Usa, ce lo raccontano tanti scrittori, sono per ora in una crisi di coscienza che va al di là di elezioni politiche o una recessione.
La seconda volta che mi imbatto in Paul Auster, nato nel New Jersey nell'ormai lontano 1947, scrittore definito minimalista e che minimamente strugge e distrugge certezze incerte.Lo incontrai con "Trilogia di New York", testo atipico e ben riuscito, interessato dalla sua partecipazione alla sceneggiatura di "Smoke", film che amo.La sua è una accurata analisi che parte da confini lontani ed alla fine stringe e restringe su pochi circondati temi.una scrittura metodica ma non stantìa, che cerca di recuperare il tutto. Una forza, una vis narrativa che affabula e convince. Non un capolavoro per carità, ma un mirabile esempio di architettura narrativa.

Pubblicata sul sito Ciao.it il 03.02.2013