lunedì 24 febbraio 2014

Adamante. Ciò che resta del nero (Maria SIlvia Avanzato)

Un comunità lontana dal centro del progresso, per certi versi ancora legata a figure e vite rimaste nel passato.
Un cinema voluto addirittura dal duce e che ha rappresentato più che un luogo di svago, per tutti, ma che racchiude segreti che nessuno vuole raccontare più.
Un buio incipiente.
Un strana, misterica aria di morte che si respira attorno.
E vecchie leggende che ancora fanno parlare di sé.
Una narrazione polifonica che non perde mai il filo.
Incalzante, ritmata, ma molto misurata e solida.

Una vera sorpresa questo Adamante, noir di Maria Silvia Avanzato per Edizioni della sera 






 Rachele, erede della proprietà, è stata lapidaria anche con Otello, l’anziano operatore dell’impianto. Il cinema Adamante, voluto fortemente a suo tempo dal Duce, vuole venderlo e farci un supermercato. I resti del glorioso cinema che ha legato intere generazioni della comunità del paese non la interessano. E venderà anche la casa del padre. Al diavolo le leggende, il mito di sua madre, la memoria comune che pare innamorata di quel luogo fatiscente ed a volte inquietante.Nel frattempo, per ora a sua insaputa, il malandato e pericoloso Loris si è suicidato, un atavico pettegolo ma difensore di lei è stato trovato morto in casa sua con il cranio sfondato, Guerzo continua a proporre al timido amico una notte avventurosa fra le macerie dell'Adamante e nel frattempo si è preso senza convinzione il corpo di Linda e nel bosco la vecchia, bisbetica e isolata Matilde, quasi come una strega, spia chi viene all'orrido e lancia cupe invettive contro tutto e tutti.

Una prosa decisamente espressionista, un ritmo incalzante, una struttura a più voci che non perde mai il filo ed avvinghia invece il lettore. Questo romanzo di Maria Silvia Avanzato è sicuramente un thriller ben congeniato e non impaludato nei soliti avulsi manierismi statunitensi o comunque non italioti e denota sicuramente una autonomia stilistica già matura e compatta. Certo forse in generale l'impianto può ricordare, fra gli altri, il Come Dio comanda di Ammanniti, ma la qualità della scrittura della Avanzato, bolognese del 1985, risulta decisamente superiore a quella piatta e senza scosse del più famoso autore. Per altro il pattern polifonico è accurato e solido, procede senza indugi, permette con rapidi ed incisivi tratti di creare brivido e denotare caratteri e storie sordide, complicate, dure da digerire, in questo posto dove il bene sembra essersi dimenticato e perso ai margini del bosco che circonda l'abitato.