venerdì 11 aprile 2014

Sudore (Jorge Amado)

A certe latitudini ci sono calori ed odori che profumano e colorano una giornata grigia, un'esistenza piatta, un lettore magari disattento ed annoiato. In "Sudore" già dal titolo evocativo troviamo uno schiaffo, un grido, un graffio.Magari una certa voglia di una doccia di libertà e benessere, che ci pulisca in maniera netta e limpida questo umore un po' bofonchiante che insomma, non può stare zitto, dopo aver letto. Magari come un saluto da lontano verso un aereo che sta partendo con destinazione una vita di lacrime e sangue, tra prostituzione e il licenziamento da un lavoro per quanto misero pur sempre un impiego e qui purtroppo non siamo in qualche segmento aziendale e privilegiato di Alitalia, nessuno Stato magari interverrà se non per punire, niente lavoro, salario dovuto e nemmeno accessorio, si fa fame, vera, dura mordente, agghiacciante.



Il Brasile forse non è la terra più povera del mondo, ma certo chi ha visto le favelas ha subito intuito che l'allegria spensierata e leggendaria della nazionale di calcio verde-oro è solamente una delle mille possibili facce di un paese caldissimo, immenso che nei suoi tuguri suburbani esplica chiare lettere quale terribile piaga sia la miseria quando siamo nel 2008, la globalizzazione corre e noi, a ritmo talvolta selvaggio, siamo a cavalcare anche se a volte con occhi ciechi ed orecchi sordi.

E' in questo che si riassume, senza mezzi termini di sorta l'agile, impietoso libello di sapore quasi pamphlettistico scritto da Jorge Amado (1912-2001), probabilmente il romanziere più conosciuto di quella terra, capace di esporre con nitida chiarezza le fantasie tipiche della tradizione subtropicale talvolta con un realismo di sapore quasi integralista oppure con toni, accenti e giochi di prestigio tipici del cosidetto realismo magico di marqueziana memoria ma generalmente estendibile a moltissimi scrittori sudamericani. Una sorta di DNA narrativo, se mi consentite (consentite? Va bene fa lo stesso, oggi).

Rapide, ripide, terribili e talvolta soffocanti, causa temperature emotive di scarsa presunta moralità ma animate da turgida e mai frigida bestialità, 154 pagine che raccontano la variopinta, variegata, vitale flora e fauna che densamente popola il condominio posto al numero 68 di Rua do Pelourinho, dove seicento e più anime ogni mattina si svegliano, quando si svegliano, sapendo che sarà dura ancora una volta arrivare sani e salvi alla sera, perchè non c'è pietà né speranza quando mancano i soldi e solo i soldi possono regalare e mantenere ciò che serve, matrimoni, medicine, amori, amanti, debiti, crediti, affitti, quella bocca di un figlio che, suo malgrado, è nato qui ed insomma ha fame, vuol soddisfare bisogni primari e poi eventualmente quelli voluttuosi e indotti. Nobiltà d'animo, bassezza di ogni ordine e rango, fame, sete, malattia. E sesso, tanto sesso, che si arrampica per queste mura umide, per questi anfratti chiamati pomposamente alloggi e non sempre fa felici entrambi i contendenti, anche quando si tratti di accoppiamenti omosessuali, qui non fa differenza la discriminazione, si fa forte, vivida e fulgida solo la voglia, il sesso qui diventa sì un bisogno sano e corporale ma anche una necessità non carnale ma di portafoglio, chi può paga, chi deve e non può altrimenti è pagato.

E compare anche la magia,questa pratica in Brasile ancora oggi pare molto radicata ed il sapore e l'odore di un popolo che non ha mai perso nulla perché non ha nulla da perdere. Echeggiano fra le righe entusiasmi e passioni filo comuniste, anche perché allora Amado non sapeva che nelle messe in pratiche della dottrina marxista, nei successivi anni, tutto fuorché la libertà è stato dato al popolo, non c'è bisogno di esempi, la storia anche quella dei vinti non parla di esemplari pose in opera, anzi, reclama una nuova possibilità.

Ma lasciamo perdere. Da leggere, per chi andrà o è andato da quelle parti, per chi non ci andrà mai.


CARTA DI IDENTITA'

Uscito nel 1934, terzo romanzo dell'allora ventiduenne Amado, basato su appunti presi dallo stesso nel corso dei suoi anni da studente come recita una epigrafe sul testo. In questo caso una gioventù promettente, invece che bruciata. Incredibile quello stile tipicamente narrativo ma ricalcato su quello giornalistico. Poche frasi, ma quello che basta. Quando, dove, cosa, come. E il resto è tutto demerito o merito del lettore.






pubblicata su www.ciao.it il 26.09.2008