sabato 31 maggio 2014

Lo straniero (Albert Camus)


"Perché tutto sia consumato, perché io sia meno solo, mi resta da augurarmi che ci siano molti spettatori il giorno della mia esecuzione e che mi accolgano con grida di odio".
Long live ovunque tu sia, signor Meursault.
Caldo. Oppressione. Vertigine della fuga e la sirena del richiamo dell'eterno ritorno, cosi parlò Zarathustra e tanti, tanti altri.

A voi esistenzialisti ante e post litteram. A voi ribelli senza ribellione, ai nichilisti spasmodici, agli amanti delusi. Ai suonatori come noi. Alle donne senza uomo.

Agli uomini senza spiegazione. A tutti gli interrogativi.

Il signor Meursault ha qualcosa da raccontarvi e prego, le domande alla fine. Anche se, premetto, non ci saranno risposte, se voi non le vorrete.
Questo in fondo è "solo" un romanzo, non un testo sacro, anche se nella narrativa novecentesca è forse una della bibbie imprescindibili, una delle bussole indistruttibili per orientarsi nei mondi venuti ed a venire, un crocevia obbligato alla ricerca dell'essenza dell'uomo, moderno o antico che sia.
Impermeabilizzare l'anima, il cuore, il cervello.
Essere noi stessi, bene o male, purché se ne parli.





Ci si trova in una estate che non lascia tregua, il caldo morde ogni piccolo spazio di aria, e la vita quotidiana è sempre la solita, una prigione di convenzioni e s-convinzioni da cui si calcolano le probabilità di evadere

Il signor Meursault è uno straniero in terra straniera. Stranger. In a strangeland. 

Il suo passaporto esistenziale recita più o meno che quest'uomo, il signor Meursault, parla poco e pare sempre assente. Eppure la sua mente filtra ogni attimo che sia denso o leggero, friabile o roccioso.
Meursault in fondo ha solo un grande problema, evidenziato avidamente nella sua scarna, essenziale carta d'identità. Vuole vivere secondo la sua vita e non come la vita che vivono gli altri.

E abbiate pazienza, gli è morta da poco la madre e poco importa se ciò esteriormente pare turbarlo poco o nulla, fatevi i fatti vostri per una buona volta, pensate a voi stessi senza pensare agli altri come se fossero uguali a voi. Meursault reclama rispetto ed è capace di rispettare.

Meursault vuole silenzio, pace e una notte d'amore, anche se ancora in lutto. 

Ognuno piange a suo modo.

Per favore.

Si staglia, moderno eroe senza tempo, incalza, si ritrae e ritorna, resiste e insiste perché non trova nessun buon motivo per cambiare. Non vuole rotte di fortuna, viaggi pindarici, avventure esotiche. Vuole la sua vita quale essa sia, come lui crede che sia.

Non cambierà con Maria pur amandola in silenzio e non lo cambierà, tutto sommato, quel banale alterco sulla spiaggia che però presto travolgerà gli eventi, gli impeti, le passioni, fino a diventare il prologo al drammatico epilogo di questo signor Meursault.

Ma Meursault non ha paura. O ne ha talmente tanta che riesce solo a trovare coraggio dentro la sua anima.

E Meursault continua imperterrito a filtrare, continua a ragionare, persegue a vivere chiedendo agli altri solo let me be alive, lasciatemi come sono, non proverò a farvi del male.
Ma la mano a volte istintivamente muove a gesti efferati, a volte la rabbia prende il sopravvento.



Paradigma efficace e tenebroso dell'uomo eterno, cardine e specchietto per allodole delle filosofie esistenzialiste novecentesche, degno persino di una vulgata pop quale fu per esempio il presunto testo dark del gruppo inglese The Cure, che dedicò a questo romanzo la canzone Killing an arab, Lo straniero, uscito nel lontano 1942, è lo ieratico capolavoro di Albert Camus, francese, filosofo più che scrittore, saggista e personaggio letterario più che letterato, premio Nobel e mito per generazioni alla ricerca di sfamare con cibi degni e saporiti i loro affamati e insaziabili perché.

Una lunga, nera, cadenzata inarrestabile marcia a tratteggiare l'alienazione dell'io rispetto agli altri, una rapidissima, efficace, vertiginosa caduta nel precipizio dell'essere sé stessi, con tutti i "ma" e i "però" del caso. E al diavolo il resto del mondo.

In poco più di cento pagine, con uno stile assolutamente perfetto, come se si scolpisse sull'arida roccia dell'interpretazione dell'animo umano poche ma granitiche righe, abbiamo una vasto panorama di idee e sensazioni, coronate da accenni a tensioni razziali, ai misteri indissolubili che legano amore e morte nel rapporto fra uomo e donna, la cieca e sorda insensibilità dell'apparato sociale a registrare le fibrillazioni degli animi riservati e stranieri, ma a loro modo quieti e docili.

Un capolavoro, se mi si passa il termine, assoluto, che oggi potremmo addirittura arrivare a definire come un noir filosofico dove la tensione e la sospensione non sono rette da matasse di intrighi, ma dai ragionamenti così "stranieri" eppure così intimi e delicati che Meursault ci racconta.