martedì 17 giugno 2014

C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo (Efraim Medina Reyes)


Forse c'è un tempo per tutto, anche quando pare che il niente arrivi per disordinare ogni ordine precostituito, rimescolare chimiche, convenienze, aspetti, passati, presenti e futuri.
Protagonista di un anti-romanzo dal titolo accattivante, Rep è un giovane allucinato ed allucinante, non fa luce, solo bagliori, come una lampadina psichedelica di bassa marca o come oggi si dice, di produzione orientale. Rep è appunto una energia a volte scarica a volte abbagliante, si accende e si fulmina attraverso la misteriosa corrente che alcuni chiamano vita altri chiamano casualità oppure voglia di oppure voglia di non.


Non deve essere facile vivere a Bogotà e suburbie, o in Colombia se volete. Come in mille posti e più ancora, sia che faccia caldo o faccia freddo, che il tempo sia piovoso o soleggiato. Il clima non è un fattore determinante, c'è che oggi, adesso, chi sta per violare la fatidica soglia dei trenta 
anni rimane insofferente indipendentemente dalla latitudine.E'un fatto congenito, questo mondo non ci piace ma io però vorrei se come. Certo non deve essere facile attrezzarsi a vivere o meglio esercitarsi nel sopravvivere se si cresce ibernati in una post adolescenza forse non educanda ma comunque straripante, magari senza brufoli e con qualche dose di tossica acidità verso il mondo adulto.
Bamboccioni, senza dubbio, mi si consenta, non cominciate. Non è politica. È realtà.

Il romanzo di Medina Reyes non un calcio né un cazzotto, per chi come me ormai pensa che tutto sia da rifare. Però rivela interstizi interessanti perché decanta un'anima latina diversa dal solito, postmoderna ed americanizzante tout court, che detesta le “suburbie” metropolitane o no ed agogna un Usa -che-non- getta perché anche a detta del protagonista non è oro come luccica questo nord, visto dal sud del continente più esteso del mondo. Ancor più forte ( e per me lacerante) l'idea che questo scrittore e probabilmente le molte centinaia a fianco a lui fanno di un'icona come Marquez, quello di “Cento anni di solitudine”, non so se mi spiego, quello che ha dato uno stile e una via alla narrativa sudamericana. Lo boccia senza appello, una specie di trans che si fa pagare, trans-europeo falso colombiano che vende cartoline datate e di sapore marcio, sorpassato non solo, ma inutile. Ecco qui. Quello che noi europei credevamo di poter sapere non è adatto, è idillico quanto economico sentimentale, c'è ben altro.
Cioè rimarcare il fatto che la Colombia è solo una provincia del Nordamerica, mi spiace Reyes, è così. C'è questo Rep che disperde i suoi giorni, le sue settimane, i suoi mesi ed anni senza ricercare nulla che non fosse l'annullamento e la protesta nichilista, mentre una “certa lei” lo ha lasciato senza spiegare il perché o magari il per come, quando, dove. In compenso, come l'animo femminile sa fare,quello vero e non femminista, la “lei”si accompagna ad un un lurido, torbido, grasso ed insignificante impiegato, basso più di lei e sudato, a suo dire posticcio, disfatto. Già visto, Medina Reyes, già scritto. Non da Marquez e né dai colombiani, ma dal resto del mondo.
Insomma. Eccole poi le donne, eccoli gli uomini. I maschi perdono sempre, le donne anche, alla fine di questa partita non si capisce chi vince,chi perde, chi pareggia, diciamo che è un gioco che nessuno vorrebbe giocare ed alla fine tutti giocano, sorpresi dal finale a sorpresa, ma insomma, è una faccenda direi letale.
Esilaranti i suoi tentativi di fare cinema, in realtà lui pensa sempre di essere davanti ad una cinepresa, recita, una parte che non sa dove e non sa nemmeno perché, esattamente come le sue sceneggiature, devianti, apparentemente genialoidi ed insolute e non sobrie, in realtà lucidissime, questo mondo non s'ha da fare.
Mi piace molto il fatto che questo romanzo insolito, rock, abbia schizofrenici continui riferimenti a gruppi che credo siano nelle corde dei trentenni di oggi come i Nirvana, i Pearl Jam e con qualche ammiccamento ai miei anni con la storia dei Sex Pistols. E' curioso altresì che sia incredibilmente vicino per temi, vomito, inconcludenza e radicale ribellione all'idea che gli ALTRI si fanno della propria terra, una sostanza che permea e sorregge un sardo narrativamente dotato e stilisticamente non conforme come il Soriga di Sardinia blues. Misteri della gioventù forse. O peggio, della globalizzazione.
L'autore, Efraim Medina Reyes, è un colombiano del 1967, noto in patria e dall'estero per le sue posizioni provocatorie e dissacranti. Appassionato di cinema, ha scritto due libri/saggi dal titolo memorabile: La sessualità della pantera rosa, Tecniche di masturbazione tra Batman e Robin .

Pubblicata su www.ciao.it il 06.06.2010