martedì 10 giugno 2014

Saltempo (Stefano Benni)

Il futuro c'est moi. Ma conviene poi?
Leggere il futuro, a ben pensarci, non è un premio, ma una condanna.
Guardare un tipo negli occhi e sapere con precisione quale fine farà, come da bravo e completo essere assolverà il suo compito da umano . Ed il tempo passa, inesorabile.
Oppure capire che chi ami in quel momento prima o poi se ne andrà, sbattendo la porta.
Ti rovini la sorpresa. il rumore di una porta che sbatte fa spazio nel cuore per un'altra stanza.
Non deve essere eccitante. Assolutamente. Meglio tenersi il presente e se capita ricordare che il passato, nel bene e nel male, è passato.



Saltatempo lo troviamo da piccolo, zompettante per un dirupo mentre va a scuola. Ed è impossibile resistergli già dalla seconda pagina. Ha dalla sua la forza del tempo e del ritmo, é come sentire una canzone rock e pensare che con il nostro cha-cha-cha possiamo stargli appresso. No. Il ritmo non è una opinione; ed il tempo ci scorre addosso.
Amabile, questo personaggio, amabile per quella sua impossibile leggerezza con cui saltella tra le vicende di un piccolo paese pedemontano, dagli anni sessanta del miracolo economico a quelli ottanta dello sfascio morale senza mai perderci, senza mai annoiarci, ridendo e godendo delle innumerevoli avventure del ragazzo che si farà uomo scavalcando abilmente morti, rinascite, amori ed odi, insomma, quell'agglomerato confuso e convulso che gli esseri umani chiamano pomposamente vita. Ma c'è un piccolo grande problema, purtroppo per lui. Un fardello. Ha il "peso" di saper parlare alle forze magiche della natura, con l'aggravante di avere visioni che gli squarciano il futuro e gli freddano ogni entusiasmo.
Però coraggio Saltatempo. L'autobus che stai prendendo non è ne meglio né peggio dei tanti che hai già preso e di quelli che (forse) prenderai in futuro.
Sai bene che il dio che ti osserva e i molti gnomi del bosco che ancora incontrerai sono la tua forza: la voglia di credere nel futuro. Non scoraggiarti se hai un difetto terribile: sei condannato a non sorprenderti neanche un minuto, il tuo oribologio, quella visionarietà che ti sta nel cuore, è una triste fatica di Sisifo, quando decide di scaraventarti dove ancora devi arrivare, Saltatempo.

E allora passioni, rancori, lotte senza esito per preservare una area provincialotta dall'inarrestabile avanzata del progresso e del cemento. Amori strani, giochi acrobatici, incredibili avventure erotiche tra fantasia e realtà, anzi soprattutto fantasia. 

Saltatempo, un gioco piacevole fatto di scrittura.
La scrittura è un gioco. Anche la vita, talvolta
Amo Benni. Anche se l'ho visto, come già ho detto più volte, lentamente scivolare nel corso degli anni novanta nella ripetitività e soprattutto nella banalità, l'unica cosa che lui, fantasioso, irriverente, linguisticamente dotato, non dovrebbe mai nemmeno sfiorare. 
È con piacere che l'ho ritrovato in queste pagine, da suggerire a chi lo ama e a chi lo vuole conoscere. Narrativa fuori dagli schemi, e brillanti digressioni alla sua maniera, anche se forse l'autore è un po' invecchiato e un po' immalinconito.
Basta leggere tra le righe tra le numerose rievocazioni pre e post sessantottine, vero fulcro della narrazione e impagabile testimonianza di come l'autore, ancora oggi, vive ricordando quegli anni, a quanto pare per lui memorabili solo per chi non c'era.
Abbiamo preso una strada, ma c'è ancora futuro, il futuro è nostro. Solo se ci va. E non ci capita qualche accidente.

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Pubblicata su www.ciao.it il 2 Dicembre 2005