martedì 9 settembre 2014

Colazione da Tiffany (Truman Capote)

La bellezza non è tutto. Ma molto, specie finché dura. Perché spesso passa e poi son guai perché il mondo era e rimane bruttino, per certi difetti cromosomici e per la nostra eterna insoddisfatta soddisfazione. Paul ricorda, con una bizzarra foto tra le mani. E non si capacita. Di come la bellezza possa anche non bastare, anzi, può arrivare a tradire. E ci racconta secondo la sua ottica l'incontro e l'amicizia con Holly, un episodio che ha sicuramente segnato la sua vita e quella di altri. Anche se la donna, dopo diverse peripezie, è sparita, come sospira pensieroso il barista che fa compagnia a Paul e che era ferocemente innamorato di lei. Succede, talvolta. Anzi, troppo spesso 

Holly Golightly cercava un posto nel mondo, che deve essere più solare e bello possibile. Giovane, bella disinibita, amava circondarsi di uomini che la concupiscono, a volte ci finivano a letto ma non rubavano il suo cuore. Ma non era una mantide, affatto. Nascondeva addirittura svolazzi poetici, ambizioni fanciullesche, piccoli sogni increspati dal vento furastico della realtà. 

Magnetica, irresistibile, apparentemente fragile, volubile. Una cover girl ma con un'anima. L'io narrante di Paul non può che esserne ammirato e che riesce a strappare l'amicizia con la Holly anche perché scrittore. E si sa gli uomini di penna hanno il loro maledetto fascino, anche se timidi ed impacciati come questo protagonista. La donna ha poi un piccolo grande segreto: frequenta in prigione il boss Sally Tomato. Gli fa visita regolare. Chissà perché, per quale oscuro o fiabesco motivo. L'eterno dilemma del bene e del male incarnato da una ragazza scaltra, vezzosa, enigmatica come quando lascia intendere un gusto bisessuale. 

Ecco insomma la scarna trama di un racconto lungo che alla fine ha fatto epoca. E non solo per la scrittura agile, senza fronzoli di Capote, anche se indubbiamente trattasi di una narrazione spigliata e che racconta certi vezzi degli Usa fine anni cinquanta. Più che altro è diventato famoso per la versione cinematografica del 1961 per la regia di Blake Edwards ed una prorompente Hepburn nei panni della protagonista. Un film che peraltro tradisce evidentemente la trama originale ma che ha segnato più di una generazione di spettatori. Da leggere, ma senza aspettarsi più di quello che si trova. Nulla a che fare con il Capote di "A sangue freddo", libro atipico ma coinvolgente e geniale ceh di fatto credo rimane il vertice della produzione di questo autore.