giovedì 13 novembre 2014

Rose Rose (Bill James)

Non significa nulla rapporto libero. Perché liberi non si è mai. Anzi. Anche se non vogliamo, siamo molto prigionieri di circuiti, circonvenzioni, "cervellotismi" sociali di cui facciamo parte. Poi diciamo che non è vero ma alla fine è così. Ecco. Siamo stretti, quasi soffocati, anche quando facciamo finta di respirare a pieni polmoni. Ed una coppia libera, nel senso che ognuno non è legato a niente, può scoppiare e slegarsi per effetto del caso e di questa solida costruzione che solida non è e che chiamiamo società. Sdraiata a terra, nel parcheggio semibuio, Megan Harpur è morta. Ma la spesa dello shopping serale è intatta per terra. Nessuna violenza sessuale o magari rapina. A tarda ora, di notte, chissà cosa ci faceva una bella donna da sola nel piazzale antistante la stazione. Niente di che. Stava tornando a casa per dire al marito che se ne andava. Per sempre. La sua vita oramai era altrove. Colin Hapur, il coniuge, è poliziotto. Avvezzo alle storture improprie del proprio lavoro, dove giustizia, corruzione, invidia e perfidia sono all’ordine del giorno, timbrano il cartellino come normali impiegati quotidianamente.


Colin è anche capace di ritagliarsi avventure extraconiugali numerose, come l’ultima, con una studentessa ventenne, Denise, che si è innamorata follemente di lui. Piace alle donne, a lui piace piacere. Ma continuava comunque questo legame insolito con la moglie, per mantenere la famiglia, composta oltre a Megan dalle due scafate figlie Jill e Hazel, due adolescenti cui non puoi nascondere oramai più nulla, anzi. Sono due sfibranti, perpetue, petulanti accusatrici.Su tutto e niente. Sul presente, sul passato ed anche sul futuro. Chi mai poteva avere l’interesse ad accoltellare Megan, donna disinibita, ancora bella ed oramai decisa a lasciare Colin per un altro poliziotto, Tambo?
Già. Una condanna. Alla fine Megan scappa da un uomo in divisa per averne un altro uguale. Ma non troppo. Anzi.
Tambo è diverso, dalle maniere affabili, pieno di cure e comprensione, oramai emigrato definitivamente a Londra e dunque avviato ad una brllante carrriera. Forse. vai a capire te. Una vita lavorativa folgorante, nonostante in provincia avesse lasciato più di un dubbio, par il suo operato non sempre inattaccabile. Ma si sa. questo è un mondo difficile, molto difficile. E la polizia vigila ed è vigilata, compra ed è acquistata. Tipo un brutto mondo, ma adesso il migliore dei mondi possibili.
Dunque Megan ha pagato con la vita qualcosa che lei non sapeva, ignorava del tutto, una oscura minaccia che proveniva da uno dei suoi legami emotivi, lei donna piena di dubbi ma generosa e presente, quasi encomiabile, anche se oramai fredifraga traditrice, contraddittoria certo, come solo le donne sanno sapientemente esserlo. Ma che bisogna farci. Al contrario i maschi spesso sono ostinati e marmorei testardi. bella roba. Da questa unione nascono dei figli, poi. Forse, dunque, è stato qualcuno che aveva a che fare non con lei, ma con i suoi amanti, passati e futuri. Una vendetta magari, o un avvertimento, una minaccia. Ma cosa c’entrava lei che far mille ripensamenrti finalmente proprio quella sera aveva deciso che sì, era il momento giusto per andarsene. lei, d’un tratto così vanitosa, che lancia sguardi provocanti ad un misterioso passeggero che è sul suo stesso treno e la guarda con insistenza non insolente. ma decisa, mirata, misteriosa.
Molto riuscita la struttura di questo giallo anomalo, con una architettura narrativa costruita asincronicamente, su due piani temporali, il pre ed il post omicidio della donna. Ci lasciamo raccontare da Megan le sue ultime inconsapevoli ore, mentre in altri capitoli si sviluppano le indagini, gli attrititi, le ritorsioni di un marito che tale non era più di fatto e di diritto e dei suoi colleghi che per un motivo o l’altro né lo trattengono né lo spingono, convinti che ogni mossa puà alterare sclerotici equilibri di potere e di giustizia, perché la polizia vigila ma non è vigilata e l’occasione fa l’uomo ladro, anche se in divisa.





Bill James, l’autore, è un gallese del 1929 e indubbiamente ha mostrato notevoli doti come qualche decisa pecca. Serrati, quasi claustrofobici i dialoghi, incalzante e ritmata l’azione, non sempre riuscita la credibilità dei personaggi, specie le figlie di Colin, troppo argute, pronte, quasi malefiche streghe solo a volte avviluppate dal pianto e dai patemi tipici dell’età. Ma un giallo di classe, con annessi e connessi, una velata critica mai distruttiva ed invadente di certi meccanismi del consumismo e dello Stato in epoca oramai lontana come gli anni Novanta. Eppure si sa nulla nasce a caso.

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Su ciao.it il 14.12.2011