venerdì 5 dicembre 2014

I volatili del Beato Angelico (Antonio Tabucchi)

Chissà quali e quanti miracoli compie la letteratura. E quante sensazioni improbabili evoca la lettura. Perché, mi chiedo, come è possibile che un pisano atipico, così poco toscano da sembrare esser nato in Colombia, erudito ma non capzioso, quando si lascia andare all'estro della sua capace penna, evoca suggestioni ed atmosfere di stampo portoghese- sudamericano e nella architettura dei suoi racconti lascia intravedere le stesse strutture e portanti delle geometriche costruzioni letterarie edificate da Borges?

La sintesi invero incredibile è questo anomalo ma italianissimo Antonio Tabucchi, scrittore ricercato ed originale, giunto al definitivo successo con quella perla di dignità e speranza intitolata "Sostiene Pereira", ma autore prolifico, soprattutto nell'ambito delle raccolte di racconti, cui si è prodigato spesso e con esiti felici. 

Sogno, realtà, gioco e messaggio, straniamento ed iper- realismo. Le tematiche di Tabucchi giocano su registri differenti, ma sono marcatamente connotate e dannatamente suadenti. Sembra difficile poter fondere e sapere amalgamare, attraverso il mero esercizio della scrittura, elementi così impalpabili eppure a ben pensarci, pensateci bene, così presenti nel nostro vivere. Non so quanti conoscano, bene o per sentito dire, Antonio Tabucchi , romanziere e traduttore italiano. Laureato in Lettere Moderne con una tesi sul Surrealismo in Portogallo, ha insegnato Lingua e Letteratura Portoghese nelle Università di Bologna (1970-1973), Genova e Siena. Esordì come narratore pubblicando "Piazza d'Italia" nel 1975 e da allora non si è più fermato, con una strada perseverante e perspicace, ai margini del successo ma non per questo affamato di ottenerlo. Su tutti, a mio parere, l'indimenticabile Sostiene Pereira.

"I volatili del Beato Angelico" è un delizioso libricino, da leggere con calma anche se non eccessivamente impegnativo, dove la scrittura dell'autore è una di quelle da assaporare lentamente, a piccoli sorsi, solo così se ne possono gustare le incredibili sfumature ricercate e letterarie e metaletterarie, le tonalità accese o evanescenti, la venatura malinconica o sarcastica. 

Sin dal primo racconto che dà il titolo alla raccolta, capiamo di trovarci in pieno in un mondo narrativo surreale e/o fantastico, che non per questo deve essere ostico, o meramente onirico. E' un mondo possibile, abilmente edificato dalle parole e dalle immagini che ne scaturiscono. La storia del giovane frate alle prese con misteriose apparizioni volatili che renderanno di lui un pittore, fonde Storia ed immaginazione ed introduce quello che sarà l'asse portante dei restanti racconti. Dialoghi mancati, oppure inverecondi, inverosimili o solamente plausibili, quelli raccontati nelle storie tra il pittore Goya ed re portoghese, quello tra la cartomante di Napoleone e Dolores Ibarruri, quello struggente e catartico fra Calipso e Odisseo. Surreale, intensa, deviante ma non fuorviante la narrativa che emerge da "Passato composto. Tre lettere, Ultimo invito", che chiude la raccolta, da non dimenticare il delizioso scambio epistolare intitolato "La frase che segue è falsa. La frase che precede è vera" e la borgesiana "Storia d'una storia che non c'è".


Innumerevoli influssi, letteratura che sgorga e letteratura che deriva, dedotta o indotta, unica la penna. Un testo che diverte e si diverte divertendosi, una ineccepibile lezione di talento, gusto, misura di un autore che possiamo tranquillamente annoverare tra i nostri migliori del Novecento.