giovedì 18 giugno 2015

Il cavaliere inesistente (Italo Calvino)

Nella infinita guerra che i Franchi hanno intrapreso contro gli infedeli, tra i cristiani c'è anche Agilulfo. Non è un paladino come gli altri, perché non ha corpo, è solo un'armatura. Misteri della fede. Il cavaliere vive e combatte solo con la forza di volontà. Non è molto simpatico agli altri, che hanno tutti rigorosamente il loro corpo in carne ed osssa, anzi, talvolta sono persino troppo robusti o troppo grassi. Sono in eccesso, quanto Agilulfo in difetto. 
Un siffatto cavaliere non può attirare che invidie ma anche esercitare fascino, sta nelle cose. 


La diversità attrae o respinge, ma non può risultare indifferente. E quando il giovane Rambaldo, assettato di vendetta per il padre assassinato, nel corso di uno scontro viene salvato da un altro cavaliere misterioso ecco che viene a galla un'altra anomalia: il novello salvatore è una donna bellissima quanto basta ed ardita, Bradamante, a sua volta infatuata e non poco, proprio di Agilulfo. 
Il triangolo amoroso, fatti di amori non corrisposti, con annesso il nuovo servo del Cavaliere Inesistente, il povero ed emotivo Gurdulù, tutto cuore e niente ratio, si imbarcherà alla ricerca della madre di Agilulfo in quanto lo stesso è stato accusato di essere figlio di una donzella non vergine e quindi di avere un titolo che non gli appartiene, secondo il vigente codice di cavalleria. 
Avventure in ognidove, tra Scozia ed Africa, l'aleggiamento dei cavalieri del Sacro Graal che non potevano mancare. Ritmo serrato ed incalzante, tutto fiaba e niente orpelli, pervaso da una leggiadra e leggera vis comica che non trascende ma accompagna il registro stilistico della narrazione. Sarà un incedere folle e variegato, animato da passioni forti e non morbose ma comunque archetipiche e radicate. Si arriverà alla fine con tanti sdoppiamenti familiari e non, improbabili parentele ed anche morti eccellenti. Ma tanto ogni favola di solito finsice bene o in maniera tale che il bene sopravviva oltre l'ultima pagina. 


Episodio della trilogia fantastica del teorico, saggista e romanziere Italo Calvino, pubblicata negli anni cinquanta dedicata al fantastico e cardine di una svolta epocale per lo scrittore come tematiche e contenuti, se non per il linguaggio,sempre asciutto, cristallino, sostenuto e scorrevole, è quello dei tre forse dalla trama più indiavolata e meno didascalica (per inciso per riferisco a Il visconte dimezzato ed Il barone rampante). Forse più fortemente influenzato dalle epopee cavalleresche e magari dall'Ariosto, autore che Calvino amò e "tradusse" per così dire a suo modo in una celebre riedizione dell'Orlando furioso. 



Encomiabile e non frivolo, di sicuro. Non mero gioco autoreferenziale, certamente. Altro testo consigliabile a chiunque e che sarebbe d'uopo per liceali che ancora debbono ancora imparare come scrivere in italiano e come si possa narrare storie per certi versi elementari e non problematiche senza per questo risultare amorfi o linguisticamente poveri. Ma questa temo rimarrà solo una mia personale ed inascoltata opinione.

Conclusione? encomiabile e non frivolo.