mercoledì 22 luglio 2015

22/11/1963 (Sthepen King)


Carpe diem certo. Eppure però tutti vorremo tornare nel passato. Per cambiare il futuro, ovvero il nostro presente. Magari per azzeccare una combinazione al superenalotto che già conosciamo e fare soldi, mettersi a posto. O incontrare la donna o l'uomo giusto. Oppure.
Perché talvolta non si cerca il destino personale, da cambiare, ma quello dell'intera umanità. Per insomma rendere questa vecchia e malata terra migliore. Ma siamo sicuri che cambiare un episodio sia poi così conveniente, che quella illogica concatenazione di cause ed effetti di cui noi siamo meri attori e non registi non provochi il peggio, un male assai peggiore? Già. 

Il professore Jake Epping non ne vuole sentir parlare di passato. Ed oramai appartiene a quella categoria di uomini che con un mesto peso sulle spalle vivacchiano con qualche interesse ma senza grandi stimoli. Colpa anche della moglie alcolizzata, con la quale il rapporto burrascoso è stato oramai troncato con la fuga di lei con un altro. Quando Al Templeton, proprietario di un locale i cui hamburger grassi e saporiti costano incredibilmente poco lo chiama con urgenza, non è particolarmente allarmato. Ma una certa inquietudine gli prende a vedere il gestore del suo locale preferito invecchiato di colpo da un giorno all'altro ed oramai preda di un cancro invincibile ed inesorabile.
Mica semplice e facilmente credibile la soluzione di quella situazione. Al infatti confessa il segreto: viaggia nel passato, attraverso un buco misterioso che ha scoperto nel suo magazzino. E Templeton ha un chiodo fisso, prima di morire: salvare Kenendy dalla morte per avere poi degli Stati Uniti m,no lacerati e contusi da recessioni varie ed attacchi islamici. Insomma. Da un semplice buco temporale, rendere gli Usa ed il mondo molto meglio, di più.
Epping ovviamente è stordito e confuso, ma ha subito modo di provare che è vero. Attraverso quella sorta di porta invisibile ci si trova effettivamente nel Maine, alle ore 11.58 del 9 settembre del 1958, cinque anni prima circa dell'omicidio di J.F.K. Dovrà dunque sopravvivere e comunque vivere svariati giorni e lunghi mesi, in quel passato, prima di poter mettere in atto il suo (e di Al) piano e provare a rendere il mondo più felice. Chissà se tutto andrà bene. Chissà se ci riuscirà. Chissà. D'altronde non avrà di che annoiarsi. ha preso a cuore un paio di cause umane e minimali, di quelle che non cambieranno la    Storia ma la vita di due persone. In quei cinque anni avrà da fare, certo
Ci sono però leggi che sembrano inderogabili. Il determinismo folle ed entropico che regola la vita e lo svolgere del tempo. Epping prova a combattere entrambi, prima che sé stesso e gli uomini. Che Dio o chi per lui gliela mandi buona. Perché proverebbe capitare che quel passato gli si attacchi addosso come un presente e non abbia più tanta voglia del suo futuro. Insomma, senza perderci nei meandri spazio-temporali: un essere umano rimane tale, anche se viaggia nel tempo.

Quindi, come dicevo, modificare lo svolgimento degli eventi, ma non per vantaggi personali. Anzi. A parte che Templeton si approvvigionava di carne profittando di poter scommettere su risultati di baseball a colpo sicuro e per questo riusciva ad avere prezzi fenomenali. Peccato veniale, tutto sommato: questa al chiave di volta del romanzo. Epping vuole cambiare il mondo, non le proprie fortune o sfortune. Ma sarà il mondo, il passato, che potrà cambiare lui. La vita rimane una sola e gli esseri umani rimangono tali.
Eccolo dunque quello che si può chiamare tranquillamente capolavoro di genere. Al pari di celebrati romanzi dello scrittore come L'ombra dello scorpione. Un mero espediente fantastico, peraltro neanche troppo originale permette la    perfetta costruzione di un romanzo di ottocento pagine che a dirla tutta, non stanca mai. Questo è King, o chi per lui. Una ricostruzione storica perfetta, con dettagli che lasciano allibiti, una storia che si riversa nei nostri gironi pur radicandosi nel passato, pochi personaggi principali che fanno da perno attorno a cui ruota tutta un'umanità meno densa ma palpabile. Come dire, i miei ossequi allo scrittore.