venerdì 24 luglio 2015

Circolo chiuso (Jonathan Coe)

Riuscirà mai Benjamin Trotter a finire il suo benedetto romanzo? E dire che non è afflitto da quel male incurabile che affligge i sedicenti scrittori, ovvero la pagina bianca. Anzi, è superbamente prolifico, quasi logorroico. E dire che tutti davano per scontato che Benjamin non solo avesse le qualità, ma che sicuramente avesse anche le idee giuste per fare un capolavoro immortale della Letteratura. Ed invece quest'uomo goffo ed insicuro, attorcigliato nei suoi stessi pensieri e vittimismi, scrive centinaia di pagine da anni, quasi per esorcizzare quella ferita al cuore di adolescente che non è mai guarita. Quella ferita ha un nome e cognome e una misteriosa fuga. Cecil Boyd. L'unico vero grande amore di Ben, infelicemente sposato con Emily e senza figli. Anche se ai tempi della Boyd avevano solo intorno ai vent'anni, fu più di una divampante ed abbacinante passione. Ma dopo aver fatto l'amore per la prima volta, Cecil è sparita senza dare notizia o traccia di sé. Ma gli era piaciuto, quella notte, farsela con Ben, ne siamo sicuri anche se. 



E, diciamocelo, riuscirà a placare l'animo inquieto Malvina? Darà una risposta alle sue eterne domande di ventenne pratica e intelligente, caparbia e sensuale? E come mai pur avendone subito scoperto tutte le immani debolezze soffre per e viene attratta da quel brillante politico in carriera di Paul Trotter che come uomo vale meno di una cicca spenta e già fumata? 
E poiché i due fratelli Trotter e Malvina non sono gli unici personaggi, vogliamo anche sapere se Claire, la bella e sfortunata Claire da una parte disseterà la sua sete d'amore e la sua necessità di affetto e dall'altra finalmente potrà mettere un punto a capo sulla misteriosa scomparsa della sorella Miriam, sparita venti anni prima lasciando ovunque e comunque un vuoto incolmabile? 



E riusciremo poi, noi attenti lettori, a convincerci che la regale e compassata Gran Bretagna sta diventando un Italietta nella peggior versione, con un disordine anarchico nelle trafficate strade, una classe politica fanfarona e corruzione dei costumi incipiente? Che soddisfazione, magari direte, tutto il mondo è paese. Sigh. 


Domande che avranno risposte, ve lo assicuro, inesorabili e per sempre. 
Romanzo di sentimenti ed atteggiamenti quasi estremi, a volte al limite del paradossale, tipici stilemi dello scrittore Coe, "Circolo chiuso" è il seguito compunto e compassato di un precedente romanzo del medesimo autore, "La banda dei brocchi", ma assolutamente leggibile autonomamente, godibile, furbo, misurato e ammiccante. 
La sequela di aggettivi che forse qualcuno può etichettare come rutilante sono però semplicemente a testimoniare che ho estremamente gradito. Talvolta si leggono bei romanzi, ma che hanno la pecca di avere qualche smagliatura evidente, qualche deficienza di equilibrio, qualche assortita perdita della misura. 
Invece testi magari non geniali, ma strutturati e composti mirabilmente suscitano più entusiasmo e soddisfazione. 
Il romanzo di cui parliamo, giocato su più personaggi legati comunque da rapporti e vincoli di varia natura e storia, con le solite abilissime manipolazioni del continuo logico temporale, (altra caratteristica ricorrente nella narrativa dell'autore), scivola giù anche con una certa garbata ironia di fondo che allevia i molti mali presentati e rivoltati come calzini durante la narrazione, dove appaiono e scompaiono personaggi timide e fragili, sconvenienti ed indecisi, perturbati e tutti implacabilmente ossessionati da qualcuno o qualcosa, in perenne balia di umori, sentimenti e talvolta della perfida diabolicità del caso. 
Il tutto descritto senza pedanterie, ma con stile sostenuto. 
In barba a qualunque dettato geometrico, posto che la geometria è quella scienza che identifica e misura le forme, "Circolo chiuso" riesce dunque a fare quadrare il cerchio, in barba alla natura opposta delle figure del quadrato e del cerchio, appunto. 



Ed ora qualche parola sull'autore. Nato nel 1961 a Birmingham, Coe, tuttora anche giornalista free lance puntuale, dettagliato e curiosissimo, è sicuramente un talento narrativo ed uno dei migliori narratori inglesi contemporanei. Pur nella sua cifra stilistica costante, lo scrittore è riuscito a dare una vasta e variegata rappresentazione dell'Inghilterra attuale e del passato recente, attraverso sì storie talvolta di sapore e senso estremo, al limite del surrealismo, ma innervate da una capacità di raccontare invero non comune. E se in "Banda dei Brocchi" e "La famiglia Winshaw"
(il suo più clamoroso ed acclarato successo) a volte l'ordito narrativo si sgrana e la forza vivida della storia o si perde oppure si ingolfa in sentieri troppo tortuosi, qui e nell'altro capolavoro, a mio personale parere, La casa del sonno, all'ultima pagina non si può essere che soddisfatti.