mercoledì 14 ottobre 2015

Storia di un minuto (Antonio Oleari, Renzo Stefanel)



 
Sempre emozionante, almeno per me, apprendere la cronaca dettagliata di come e dove si costruisce un disco importante e non volgarmente “pop”. Dei tanti perché, come e dove. Se poi il disco in questione ha degli eccelsi meriti e soprattutto , per quanta vuota retorica possa sembrare, ha fatto la storia, nel suo piccolo, ebbene, la lettura si fa sempre più avvincente. 

Nell' autunno del 1971, Milano, nei nuovissimi studi di incisione della. Fonorama, tecnicamente all'avanguardia, stanno lavorando duramente in tanti. Come in molti altri studi di tutto il mondo, perché sono anni dove il rock, inteso più che altro come movimento e non mero genere, dilaga. Più di tutti sgobbano Franz di Cioccio, batterista, Marco Pagani violinista e flautista, Flavio Premoli tastierista, Giorgio Piazza, bassista e Franco Mussida chitarrista ed altro. Il nome del gruppo è quantomeno inusuale, Premiata Forneria Marconi e la loro musica quantomeno atipica per il provinciale scenario italiota. Fanno la cosidetta musica “progressive” e di certo sono tra i più bravi e noti del genere, nel nostro paese, con nulla da invidiare forse ai mostri sacri anglosassoni del genere, specie i King Crimson, ritenuti a torto o ragione i loro padri putativi.


Si accingono dunque a incidere il loro primo disco, quello che sarà titolato “Storia di un minuto” e conterrà una canzone indimenticabile, far le altre, come “Impressioni di settembre”. Vale a dire realizzare un sogno, dare forma a delle idee che in realtà vagheggiano da anni. Non sono dei pivelli, infatti, anzi.      Calcano le scene da anni ed hanno costruito un coerente percorso artistico- musicale attraverso le esperienze variegate ma lucide ed intense dei gruppi “Quelli” e “Krell”. Hanno suonato tanto s enon tantissimo, hanno già inciso delle cover e soprattutto sono fra i “session- man”, nei rispettivi strumenti, più ricercati. Non a caso hanno suonato in diversi dischi di successo di quegli anni, accompagnando questo o quel fenomeno del momento. Insomma. Gli ingredienti per preparare qualcosa di musicalmente importante ci sono tutti e non sono elementi preconfezionati. Nascono dall'estro, dal talento e dal lavoro ed hanno una misura ed una fluidità che paiono davvero poter lanciare un gruppo italiano nuovo verso lidi importanti e sconosciuti. Così, almeno in parte, sarà. Per anni la P.F.M., nelle sue eccitanti oppure deludenti esperienze, nelle variazioni di line-up, sarà una bandiera di un genere musicale e di un paese di solito allergico e quasi insofferente alle variazioni della canzonetta popolare stile festival di Sanremo.
Come tutte le storie di un successo, di una meta raggiunta, “Storia di un minuto”dei giornalisti musicali (ma non solo) Antonio Oleandri e Renzo Stefanel è un vivace, compatto resoconto di un'avventura entusiasmante e musicata, scritto in maniera semplice ma competente, con tanti interventi atti a dare lustro e notiziare come nasce e si realizza un progetto di quelli che possiamo definire importanti. Si respira un'aria tipica di quegli anni, piena di azioni, idee, comportamenti, si apprendono sfaccettature e meccanismi dell'industria discografica o di qualche mostro sacro come Mogol, insomma, ci si diverte e ci si educa. Libri come questo danno conto di un'epoca credo irripetibile, per voglia, sistema e talento, nel mondo delle sette note, senza alcuna malinconia o amarcord. Da consigliare non solo agli appassionati di settore, ma a tutti quelli che oggi vogliono intraprendere una via avventurosa ed affascinante, magri pensando che basti partecipare ad un “talent-show” per essere diplomati all'accademia del rock. Il fatto è che di molti partecipanti e vincitori di queste kermesse goderecce e pacchiane già non si ha più notizia, mentre la PFM ancora passa in radio ed “Impressioni di settembre” rimane un pezzo eccitante e coinvolgente ancora oggi, a 40 anni dalla sua uscita.
Insomma che dire. Dove c'è vera musica c'è speranza e ve lo dice uno che il progressive lo ha ingerito a massicce dosi non sempre digerendolo bene, sono molto più pop di quello che si pensi, però riesco a capire quando si supera il confine dei tre accordi e si fa qualcosa che merita.