martedì 9 agosto 2016

A mano armata. Vita violenta di Giusva Fioravanti, terrorista neo-fascista quasi per caso (Giovanni Bianconi)

Come un romanzo, ma tutto vero. Amori di piombo.
Perché si si amavano. 
Non sono impazzito, lo giuro. Non almeno nello scrivere questo pezzo. Perché esordire con un titolo romantico per parlare di un libro che narra degli snodi cruciali della veloce e feroce vita di Valerio Fioravanti, può sembrare se non blasfemo quantomeno inopportuno. Perché lui assieme alla sua compagna Francesca Mambro furono fra i più violenti terroristi neri di fine anni settanta ed furono i leader indiscussi della formazione eversiva denominata NAR, Nuclei Armati Rivoluzionari
Però si amavano. Come chiunque di voi, di noi, di altri. Non immediatamente, la passione istantanea calda e libidinosa, l'attimo fuggente, il colpo di fulmine e poi. Ma nel tempo, crimine dopo crimine. Come disse Freud, nel suo bel saggio "Il disagio della civiltà", le due pulsioni essenziali che animano l'essere umano sono Eros e Thanatos, amore e morte. E l'amore che fu e che è tutt'ora fra i due può essere una lucida e limpida testimonianza della asserzione del padre della psicologia. Si sono innamorati uccidendo a caso, spezzando vite innocenti.



Valerio "Giusva" Fioravanti nasce nel 1958. Fino a dieci- undici anni, suo malgrado, è un star della televisione, protagonista di pubblicità e di una sit-com all'italiana, “La famiglia Benvenuti”, un serial che allora ottenne un insperato e grandioso successo. Poi qualcosa cambia. Qualcosa nel profondo e molto anche all'esterno. A nemmeno venti anni, sprofondato nel calderone violento e senza ritorno degli anni settanta, compie il suo primo omicidio, giustiziando a morte un suo quasi coetaneo colpevole solamente di frequentare a Roma, al Tuscolano, un zona a maggioranza comunista. Un nemico, da odiare a prescindere, perché Fioravanti è fascista ed è l'epoca delle opposte fazioni estremiste. Roma è divisa in zone, dove le bande di questa o quella bandiera politica hanno il controllo del territorio. Si esce con le sigarette in tasca ed una pistola nei calzoni. Non è il far-west, non è fantascienza, è la capitale di una nazione sconquassata e provinciale, devastata dalle sue contraddizioni socio-politiche dove i giovani si schierano da una parte o dall’altra e si cercano. Ma non per fare amicizia o divertirsi ma per prendersi a sprangate, spararsi, eliminarsi l’un altro. In termini più variegati, si comportano come alcune fazioni degli ultras di calcio. Ovunque violenza irriverenza, amore del pericolo e disprezzo della civile convivenza. Fioravanti è ancora un ragazzo e non riuscirà nemmeno a diventare uomo. E nel bel libro di Bianconi, romanzato in alcuni punti, in altro più documentario e documentato, emerge una personalità dominante, totalmente lucida nella sua ebbra follia nichilista e totalizzante, posseduto da una cieca rabbia verso il mondo in generale, ammantata di pseudo politica, fino ad arrivare alla delirante teorizzazione dello “spontaneismo armato”. Sparare a chiunque non stia dalla tua parte senza la ostinazione sorda e la determinazione folle dei brigatisti rossi, militarizzati e convinti di combattere una guerra civile giusta e liberatrice, ma solo aggredire prima per non difendersi poi, uccidere per non essere uccisi poi senza una gerarchia, un programma.

I Nar infatti non avranno mai nemmeno lontanamente l’ossatura di un’organizzazione. Saranno un gruppo, senza capi ma al massimo leader indiscussi, che si darà alla violenza in nome di una non meglio identificata e precisata contestazione della società che non accettano. Molti finiranno solo per diventare criminali comuni, Valerio cercherà disperatamente di vestire questa nuda caccia al reato con uno pseudo ragionamento politico che alla fine lo porterà a dichiarazione di intenti per nulla distanti da quelle propugnate dai suoi “colleghi” rossi. Gli opposti estremismi hanno così più punti in comune che distanze. Si uccideranno per sbaglio civili innocenti scambiati per avvocati o magistrati. Verranno freddati poliziotti in azioni che dovevano essere meramente dimostrative. Errori pacchiani, inadempienze tattiche, incredibili superficialità. Come un gioco di ruolo, ma non senza conseguenze efferate. Questa quella gioventù. Perché anche a sinistra, a parte i brigatisti, molte sedicenti organizzazioni o si davano al brigantaggio puro oppure adottavano lo spargimento di sangue come credo esistenziale. Posto che la morte arrecata non ha mai giustificazioni, questi ragazzi distrussero la propria vita e quella di altri per nulla, nemmeno per un’idea, ma per il niente.

E lui, Fioravanti, sempre a recitare la parte del protagonista prima da solo, poi con quella che diventerà al compagna della sua vita, Francesca.

Francesca Mambro è più piccola di un anno. Sin dall'inizio si fa notare nelle sedi del Fuan (il movimento studentesco di destra) e del Msi, spesso spalleggia Fioravanti nelle discussioni, ma tra loro non nasce una relazione. Anzi. A volte anche qualche alterco di natura politico-sociologica.

Seguirà Fioravanti nella clandestinità preventiva, si innamoreranno follemente l'uno dell'altro fra una rapina, un errore ed un omicidio. Rimarrà in libertà un anno più di Valerio, ma non per questo con la lontananza metterà fine al tragico proposito di continuare a sparare, verso traditori e delatori fino a quando anche lei sarà catturata.
Questi due ragazzi che hanno bruciato di fatto la loro gioventù , sono oggi l'uno libero l'altra quasi, nonostante le condanne. Come si legge da Wikipedia, Francesca ha avuto 6 eragstoli totali più 84 anni e 8 mesi di reclusione per reati quali: furto e rapina (una ventina in tutto), detenzione illegale di armi, violazione di domicilio, sequestro di persona, ricettazione, falso, associazione sovversiva, violenza privata, resistenza e oltraggio, attentato per finalità terroristiche, occultamento di atti, danneggiamento, contraffazione impronte. Fioravanti sei ergastoli ed ha inoltre accumulato complessivamente 134 anni e 8 mesi di reclusione per reati quali: furto e rapina (una ventina in tutto), violazione di domicilio, sequestro di persona, detenzione illegale di armi, spaccio di stupefacenti, ricettazione, violenza privata, falso, associazione a delinquere, lesioni personali, tentata evasione, banda armata, danneggiamento, tentato omicidio , incendio, sostituzione di persona, strage, calunnia, attentato per finalità terroristiche e di eversione.
L'unica accusa respinta è, come noto, la strage di Bologna, la cui farraginosa storia processuale ha individuato i due come esecutori materiali del folle attentato sanguinoso, con molti dubbi ed ombre, in quanto, di fatto, l'accusa si regge solo sulle presunte verità di un solo testimone, lo Sparti, criminale comune dal passato non certo limpido. Tutti gli altri omicidi sono stati non solo confessati, ma rivendicati. La Mambro e Fioravanti a differenza di moltissimi protagonisti dell'eversione nera, non si sono mai pentiti. E nella tragicità del tutto, va ricordato che di fatto i due sono stati incastrati dalle confessioni del fratello di Fioravanti, Cristiano, il quale una volta preso sì è immediatamente redento in cambio degli ovvi benefici di legge. Storie di ordinario tradimento. Rimane da sottolineare che per anni, per oscuri motivi ancora da chiarire, le forze dell'ordine hanno evidentemente sottovalutato il fenomeno in dilagante espansione dell'eversione di destra, garantendo eccessiva impunità a degli assassini incalliti.
Molto lucida e convincente l'opera nel suo complesso, narrata superbamente dal Bianconi senza eccessive prolissità, con una certa capacità di equidistanza e con la voglia di raccontare i fatti così come lui l'aveva appresi nel corso di lunghi colloqui avuti con Fioravanti stesso in carcere. Peccato che invece di un drammatico romanzo si tratti di un cronaca reale, fatta di morte e follia. Dò la massima valutazione per un'opera fortemente consigliata a chi ne vuole sapere di più di quegli anni o a chi non ne sa nulla ma cerca di conoscere.