mercoledì 24 luglio 2013

1984 (George Orwell)


Il passato non esiste ?


Distopia, fantascienza oppure mero, fosco e lucido presagio? Scritto nel lontanissimo 1948 (da cui il titolo che inverte le ultime due cifre dell'anno), questo "1984" di George Orwell propone un mondo claustrofobico e allucinato, dove l'individualità è totalmente soppressa e la massa è soggiogata da oscuri governanti. Per capire e per riflettere.


Winston Smith è un uomo solo. Come tutti gli altri che lo circondano peraltro. Anche quelli con famiglia. È un mondo che prevede solitudine, è costruito in base ad essa Ma mister Smith, a differenza di molti, vive una condanna senza appello. Non riesce proprio ad accettare il modo in cui il governo del suo paese gli ha cucito addosso l'esistenza. Bisognerebbe trovare qualcuno che la pensi come lui. Per non sentirsi pazzi, visionari, illogici. O’Brien per esempio pare il tipo, ma è membro del Partito interno, vai a capire, impossibile fidarsi ciecamente in uno stato continuo di polizia, fatto di delazione e vaporizzazione degli indesiderati. Ed invece Julia. Magari lei, certo che no, questa ragazza che Winston prima odia e poi invece sia accorge di amare. Una volta conosciuta. Ma stanno rischiando. Amarsi non è possibile. Non è permesso. Il rapporto fisico viene considerato una fatica superflua, necessaria solo alla riproduzione. Gli istinti infatti sono pericolosi, vanno incanalati e distribuiti altrove, per renderli inoffensivi. E nonostante le mille precauzioni, gli incontri segreti, la Psicopolizia è terribile e onnipresente ed il Grande Fratello, il fantasmatico leader del Partito, non permette errori, anzi, commina indimenticabili ed implacabili pene a chi anche solo col pensiero tradisce il dettame imposto. E tutti sono controllati da schermi. Sembra proprio che non ci sia via d’uscita. 


La terra è divisa in tra grandi stati, Estasia, Eurasia, Oceania, perennemente in guerra fra loro o almeno così pare, così dicono, fanno vedere, raccontano. In Oceania, che racchiude Inghilterra, Nordamerica e parte dell’Europa occidentale. ma anche negli altri grandi paesi in realtà, la società è sottoposta ad un rigido controllo che non permette il minimo svolazzo ideale o sentimentale. Questo succede quando il passato viene abolito per legge, la lingua la stanno trasformando e desertificando, scarnificando significati, abolendone alcuni o rendendoli puramente inutili, il pensiero individuale non esiste o comunque deve essere assoggettato al bipensiero, dove tutto è il contrario di tutto fino all’assurdo razionale che tutto è vero e falso nello stesso momento. E poi non c’è niente che non sia controllato o indirizzato verso il culto del Partito Unico e del sua leader, Il Grande Fratello. Non so quanti ancora debbano leggere questo romanzo . Nel mio caso si trattava di una rilettura dopo venti anni e l’ho trovato ancora più bello, duro e spietato. 

1984, scritto dall’inglese George Orwell è un classico ed apodittico romanzo a tema, dove viene dipinto un futuro (visto che è stato scritto nel 1948 e pubblicato l’anno successivo) a tinte fosche che però per certi versi anticipano e profetizzano alcuni aspetti della società umana contemporanea con una lucidità e lungimiranza catastrofista cui va reso onore e merito. 1984 infatti non predice ciò che in quell’anno è poi successo sul serio, tipo il passaggio di Maradona al Napoli oppure, ma urla con forza il fatto che il mito del falso progresso porterà al potere inteso come entità sovrannaturale e intangibile, ma terribilmente presente. La guerra sarà una costanza necessaria per impegnare tutti ad odiare e non pensare, libri, giornali e quant’altro saranno in perpetuo cambiamento, non percepito da tutti, al fine solo di renderli sempre e comunque in pieno accordo con le necessità del potere. La storia dell’impiegato Winston è una storia aspra, implacabile e claustrofobica, ma che rivela aspetti di poesia stupita, quasi fanciullesca che donano spessore e nerbo al testo. L’impiegato infatti è uno di quelli che non crede più, forse non ha mai creduto al regime imposto, visto che è impiegato al Ministero della verità, tutto impegnato a falsificare in realtà, come bi pensiero comanda ed ogni giorno falsifica decine di informazioni, notizie, fatti al fine di rendere tutto un inequivocabile ed infallibile presente eterno. La prima unica logica di cui si serve chi è al potere infatti è di abolire il passato, “il passato non esiste “ appunto, più che un motto o uno slogan, una terribile minaccia. Non sapere mai da dove proveniamo, che siamo stati o meglio vederci continuamente cambiati, scambiati appunto proprio per privarci di sostanza, contenuto e divenire liofilizzati, resi nulli infine, annientati, per essere docili e placidi, completamente asserviti. Il potere dunque non è più raffigurato e raffigurabile con persone, classi sociali, ma è un Partito che impone rigide e solide leggi pur rimanendo impalpabile, puro slogan, controllo, voce. 

Al di là delle numerose letture critiche fatte, specialistiche o meno, tanti e tutti degni di approfondimento sono i temi trattati. Allucinante se si vuole ( o meglio sarebbe dire che incredibile come non si sia evitato) la perspicacia di Orwell nel dipingere questo futuro dove la spersonalizzazione diviene un dovere etico, civile e morale, dove un blando e miserrimo futuro viene spacciato come luminoso e migliorativo, come in fin dei conti questi risultati si ottengono mantenendo oppure instillando solo ed esclusivamente l’ignoranza, la quale ai massimi livelli comporta mancanza di lucidità e di analisi, ovvero passività perpetua. E tutti i ribelli sanno che succederà qualcosa, sarà almeno far mille anni, perché ci vogliono almeno dieci secoli affinché coscienze assonnate, intorpidite, maltrattate possano in numero sufficiente riemergere da un lungo letargo indotto e provare a svegliarsi. Condotto con piglio energico e deciso, evidentemente con l’intento di scrivere un saggio mascherato da narrazione, 1984 rimane un esempio mirabile della animosa, animata ma non animale coscienza critica orwelliana. L’inglese con la sua vita ed i suoi scritti ha lasciato il raro esempio di un uomo davvero contro i totalitarismi, avverso allo sviluppo del comunismo in cui non vedeva assolutamente la liberazione degli uomini come promesso, ma anzi, solo l’inizio di una cupa prigionia. Certo ciò non gli faceva esaltare il capitalismo, anzi. Ma lo gettava appunto nello sconforto nel non vedere una via di uscita percorribile e convincente. Di lui si ricorda soprattutto la fiaba per adulti "La fattoria degli animali", dove con sarcasmo feroce e umorismo nero e poco british, si narra in maniera surreale la fine del mito libertario e libertino dell'Unione sovietica in particolare ma di tutti i paradisi in terra in generale. Segnalo ai più anche il meno conosciuto "Omaggio alla Catalogna", poi trasposto al cinema con il bel film di Loach "Terra e libertà", una storia a metà tra la narrazione ed il reportage dove viene raccontato il dramma vissuto dagli anarchici durante la rivoluzione spagnola. Quindi né fantascienza né distopia, a mio parere, ma un'analisi senza fronzoli dei possibili sviluppi dell'umanità fatti poco dopo la fine della seconda guerra mondiale e diventati palpabili, reality e non fiction 40 anni più tardi. il fatto poi che la citazione e l'utilizzo del nome il Grande Fratello sia stato abusato, fino a diventare il titolo di una orrida trasmissione trash televisiva è ulteriore segno dei tempi.

Già pubblicata sul sito Ciao.it il  11.07.2012