martedì 13 agosto 2013

Il Vangelo secondo Gesù Cristo (José Saramago)


 
 “Come tutti i figli degli uomini, il figlio di Giuseppe e Maria nacque sporco del sangue di sua madre, vischioso delle sue mucosità e soffrendo in silenzio”
Gesù. E suo padre, Un Dio sfuggente, tirannico e sostanzialmente poco chiaro, superbo ed altero quanto talvolta praticamente bugiardo. Il Nuovo Testamento secondo Josè Saramago ci spiega che Dio è tale, ma non per tutti.




Umano, semplicemente troppo umano, questo Gesù. E sopravvissuto dopo la nascita grazie ad un espediente che ha causato la efferata morte di altri innocenti e la condanna ad avere un incubo ricorrente che aveva già tormentato il padre poi crocifisso dai romani.
Gesù soffre, per raggiungere la serenità deve colmare distanze siderali . Ha sul capo una terribile condanna. È dio, certo, ma solo quando il suo padre divino decide in tal senso, perché soffre, mangia, ama come un uomo e proprio per salvare l'essere umano dovrà morire dopo atroci sofferenze. Compie miracoli, ma alla fine solo quando qualcuno decide che possa farlo. Mica è facile. E poi si è innamorato di una ex prostituta come Maria di Magdala e ne percepisce le bellezze non solo carnali ma anche morali, eppure la dovrà abbandonare. È stato costretto a vagare nel deserto per lunghi, lunghissimi
   giorni mentre il diavolo o chi per lui lo assediava tediandolo e provocandolo, mentre suo padre, ovvero DIO, lo essiccava con le sue fumose ragioni ma anche illuminandolo su alcune questioni non di poco conto.
Perché alla fine Gesù è solo arrabbiato e neanche poco. Con suo padre, questo Dio sfuggente, tirannico e sostanzialmente poco chiaro, superbo ed altero quanto talvolta praticamente bugiardo.
Povero Gesù. Non è facile fare il dio in terra, proprio no.
E non è questione che gli uomini siano perfettamente imperfetti, corruttibili, spesso ciechi oppure sordi. Troppo fanno e troppo subiscono, troppo stano calmi e non si ribellano. Non sono tutto questo male che Gesù pensava. Sono capacissimi di azioni malvagie, ma ne pagano sempre il prezzo mentre suo padre, l'inizio e la fine di tutte le cose, non rende conto a nessuno, nemmeno a sé stesso.

Grandioso, avvolgente, poderoso romanzo del portoghese Josè Saramago, pubblicato nel 1991, è probabilmente il testo più ambizioso ed emblematico di questo acuto e colto dissacratore, capace di scrivere storie non convenzionali con stili tutt'altro che facilmente digeribili eppure terribilmente belli, nuovi, catartici. Saramago con la sua scrittura è capace di avvolgerti e immergerti veramente nel suo mondo, con peripezie formali e credo filosofici tutt'altro che leggeri, solvibili, rituali. Sinceramente pur comprendendo che non sia lettura consigliabile a fermi credenti, non lo trovo blasfemo, ma semplicemente un testo forte ed aggressivo che narra le vicissitudini di un eroe sfortunato che laicamente parlando non poteva non avere dubbi e remore vista l'enorme pesantezza del compito assegnato.
Non il primo romanzo che leggo e che rivisita la storia di Gesù (mi vengono In mente le versioni su Giuda di Paris e Vassalli, qui recensite, per dire, oppure la versione obliqua di Pilato del maestro Bulgakov), ma sicuramente quello più incisivo,a prescindere. 
Una visone disincantata, laica, aggressiva se volete ma mai immotivata del Dio super partes .
   Successivamente a questo Saramago scriverà "Caino", dove vengono presi in esame episodi biblici per dimostrare ancora una volta la innata crudeltà di Dio. Qui invece il discorso è più complesso e meno didascalico
Ovviamente il romanzo a suo tempo suscitò aspre reazioni, tentativi di censura e scomuniche di varia intensità e valore. Tuttavia, per quanto possa apparire inaccettabile, l'arte non si ferma nemmeno davanti a Dio, anzi, forse è il tentativo più umano e forte di raggiungerlo ed uguagliarlo.

Pubblicata su www.ciao.it il 02.06.2013