giovedì 16 gennaio 2014

Mattatoio n. 5 (Kurt Vonnegut)

Certo fantascienza. Eppure questo è successo per davvero. L'avete mai vissuto un bombardamento a Dresda come tanti decenni fa, nella seconda guerra mondiale?. Vonnegut ci prova raccontarlo. In maniera schizofrenica, paranoide se volete, ma insomma, se avete rischiato di essere sepolti o bruciati, come si racconta?

Grandioso romanzo, non facile nel senso non lineare, ma che ti prende allo stomaco, al cervello e se volete al cuore. Non è bello essere bombardati. Se poi vieni rapito dagli alieni, tutto diventa più facile. O più difficile. Perché non ti crederanno mai che siamo così stupidi. Billy Pilgrim sarà con noi. Non dirà niente di che. Solo le sue avventure



 “Furono aperte, qua e là, centinaia di miniere di cadaveri. In principio non puzzavano, erano musei delle cere. Ma poi i corpi cominciarono a corrompersi e liquefarsi, e c'era un odore di iprite e di rose.
Così va la vita.
Quando ti piace un libro in linea di massima la gente ti chiede di cosa parli, di quale storia si tratti. Se devi spiegare un romanzo che è un anti-romanzo che più romanzo non si può, dove la narrazione è un continuo oscillare a voltre fedifrago, a volte semplicemente vertiginoso, dove non si sa mai da dove si parte e dove si arrivi ebbene, hai come paura di raccontare un flop. Eppure questa opere di Kurt Vonnegut, narratore di genere fantascientifico, non solo appassiona, ma rende coscienti di quanto sia malefico, maledetto l'uomo. Perchè non è un romanzo contro la guerra,così come è stato dipinto per decenni, essendo uscito in pieno boom del movimento pacifista hippie, ma contro chi la guerra la inizia e non la finisce mai, cioé l'essere umano.

Billy Pilgrim, il protagonista, è un disadattato, un diverso, un viaggiatore nel tempo suo malgrado, anche se alla fine non si capisce se possa veramente varcare a suo piacimento i confini temporali oppure semplicemente ce lo racconta perché dotato di una fantasia fervida. Ingenuo quanto basta, ubbidiente fino a disubbidire per eccesso di zelo e mancanza di tonica pragmaticità, di sensata perfidia, di un briciolo di prevenzione . Ma il suo dramma è che i suoi  corto circuiti lo sbattono di frequente in un panorama poco suadente, ovvero la città di Dresda, Germania, tra il 13 e il 15 febbraio 1945. Ovvero una giornata tragica, fatta di sangue e morte come non mai. Fu una delle pagine più efferate e tristi della seconda guerra mondiale, posto ovviamente che ogni secondo di guerra non vale la pena di essere vissuto o tantomeno celebrato. Ma forse neanche le atomiche di Hiroshima e Nagasaki impressionarono ugualmente ed in maniera duratura come quei due giorni di bombardamento a tappeto. Per farsi un’idea, basta leggere le notizie su Wikipedia. Nel centro di Dresda, 24.866 abitazioni furono distrutte, lasciandone in piedi neanche duemila, un'area di ben 15 chilometri quadrati fu rasa al suolo. Il bombardamento delle forze anglo-americane contro i nazisti, intenso e continuato, provocò temperature che raggiunsero i 1500 gradi centigradi, ustionando e bruciando qualsiasi cosa animata o inanimata. Lo spostamento di aria calda e fredda fu talmente violento ed inusitato che provocò un ciclone. Si narra che alcuni piloti videro arrivare a 8 mila metri materiale vario deflagrato a seguito delle esplosioni.Trentamila morti per le fonti ufficiali, sicuramente oltre centomila per chi, come lo stesso Vonnegut, vissero il sanguinolento ed efferato evento in presa diretta, rimanendone marchiata a fuoco per l’eternità. Un gesto inconsulto quelle 48 ore di furia omicida, quando ormai la guerra peraltro era segnata e Hitler alle corde. "Così va la vita" dice l’ingenuo Pilgrim, assolutamente sprovvisto di qualsiasi difesa immunitaria al male, alla perfidia, all’odio, lui, possessore e posseduto dalla verità più inconfessabile e terribile della natura del tempo, “ Tutto è, è sempre stato e sempre sarà, passato e futuro sono sempre esistiti e sempre esisteranno”, ovvero l’uomo non conta nulla, altro che visione antropocentrica, qui siamo al relativismo assoluto. Lui, così normalmente anormale, in contatto con degli alieni provenienti da Tralfamador , dotato quindi di paranormali possibilità e che nello stesso tempo è conscio che alla fine “non poteva cambiare, c'erano il passato, il presente e il futuro." In compenso come novello Adamo o tigre da circo viene messo in esposizione dagli extraterrestri in una sorta di zoo, con il quasi obbligo di accoppiarsi con una ex porno-star. Cose da rabbrividire, anche il famoso bunnga-bunga impallidirebbe, direi, per tornare a noi.

Pilgrim è un Forrest Gump ante litteram, per chi avesse visto quel geniale e brillante film dove Tom Hancks dà il meglio di sé condotto con maestria da quel regista a mio parere sottovalutato dal nome di Zemeckis. Naviga a vista nei meandri paludosi della storia, non rimane mai incagliato nei bassifondi della umana disperazione eppure ci racconta di isole ed isolate stupidità che l'essere più intelligente del mondo compie e compirà. Ovvio che la sua intelligenza è sedicente, perché anche una formica potrebbe ribellarsi a questa auto celebrazione.
Un grido, schizofrenico, ritmato, corrosivamente acido contro gli Usa coevi al romanzo (fine anni sessanta) quest’opera di Vonnegut è classificata come mera fantascienza, mentre invece è un asincronico pampleth contro tutte le guerre guerreggiate nei secoli, contro l’incredibile male che l’uomo si rende capace di produrre in nome di un misterioso, asfittico bene futuro da lui immaginato e mai realizzato nei fatti. Testo nel complesso quasi psichedelico,bizzarro, giocato su più piani narrativi e con un incedere rapido, secco, stralunato, schizofrenico, ma scritto con stile volitivo e vibrante, senza indecisioni e con notevole incidere, per costruire una parabola sul male insito negli uomini,senza rifiutare il sarcasmo, il registro ora ironico ora assurdo. 
Tra fantasia e autobiografia, con assenza totale di pathos o moralismi, a sentenziare una condanna senza appello, in nome dell'orrore vissuto, un testo 
certo feroce che va amalgamando generi ed intenti tra i più disparati, dal documento storico al resoconto della esperienza privata con il contorno di una fantascienza fuorviante e mero espediente, vacua architettura narrativa che nasconde ben più impellenti necessità comunicative e contenutistiche.
Un'opera insomma da leggere, se non altro per instaurare con lei un rapporto in ordine a quanto siamo capaci ed incapaci di fare.
Nel 1972 uscì una trasposizione cinematografica diretta da George Roy Hill, con la sceneggiatura di Sthepen Geller. Non avendolo visto non posso giudicare l'effettiva resa della pellicola, della quale ho letto in giro per Internet giudizi quantomeno non entusiasti. Si ricorda però soprattutto la colonna sonora, ad opera di Glenn Gould ed imperniata su interpretazioni di spartiti di Bach.

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Pubblicata su Ciao.it il 04.04.2011