lunedì 30 dicembre 2013

Il diario di Adamo ed Eva (Marc Twain)

"Ovunque lei fosse, lì era l'Eden".
 Si può parlare della più grande storia d'amore ridendo? certo che si può. Il primo amore mai accaduto sulla terra. Peraltro forzato.Marc Twain, scrittore ingenuamente dimenticato, magari considerato non un classico, ha in realtà stregato decine di scrittori statunitensi. Con abilità e leggerezza, ci regala poetici dubbi e irresistibili diffidenze sulla nascita di un amore, anzi l'AMORE, quello fra Adamo ed Eva
 Strabiliante la semplicità di rendere persino comiche situazioni spinose e assolutamente eterne.
Un testo che credo nella sua meravigliosa semplicità è da prendere ad esempio. 
E che secondo me ha suggestionato il Calvino de "Il Barone rampante" in merito alla storia che nasce fra Cosimo e Viola "

 


Pensateci.
Lui, lei e nessun altro. Nessun confronto, nessuna gelosia, nessuna scelta. E un mondo da scoprire. Un mondo vergine e pulito, pronto ad essere nominato perchè nome non c'è per nulla.
Non esiste la divisione tra bene e male. Non si sa che cosa sia la morte.
Non si capisce perchè non si riesca ad afferrare le stelle su dal cielo, perché non esiste il concetto di distanza.
E' tutto da creare. Come nel romanzo di Franco Ferrucci, assai più moderno ed ormai credo fuori produzione, “Il mondo creato”, 1986, dove appare, nel mezzo di una scrittura barocca e ridondante, un dio solo e abbastanza giocoso che ha a che fare con la creazione, mica una cosa da poco.
Tutto da comprendere, da imparare e non c'è nessuno che faccia da maestro, si è comicamente autodidatti, fragili e puerili, talvolta contingenti e stupefatti. E per esempio Eva ne è consapevole, si autodefinisce "un esperimento". Memorabile questa Eva così umana e piena di vita che ne sprizza da tutti i pori con genuino entusiasmo. Ed una donna molto donna, anche se mera scrittura messa in piedi da un uomo.

E' il Paradiso, certo, esattamente proprio come ce lo immaginavamo e non riuscivamo a dirlo. E non c'è nessun Dio ingombrante. Il padrone, come lo chiama sempre Eva, non appare. E la vita che si fa avanti, i misteri piano piano diventano conoscenze acquisite ma rimane il dilemma.
Adamo ed Eva si amano davvero? Non è che tutto si riduca al fatto che sono solo loro due e non hanno alcuna altra possibilità?
Oppure invece realmente qualcosa ha fatto divampare in fuoco la classica scintilla che improvvisa si accende con uno sguardo, con un odore, con una smorfia, con una parola detta al momento giusto che scatena la pulsione ad unirsi in nome di un sentimento?

A leggere i loro diari la loro attrazione appare inesorabile e incontrovertibile, eppure sono due mondi diversi e a sé stanti, lontani e senza possibilità di sviluppo, di comunicazione, soprattutto Adamo, granitico nella sua diffidenza, pur apprezzando la bellezza della compagna, tuttavia avverte disturbo per la presenza ingombrante e creativa della sua costola fatta donna.
Mentre lei lo cerca, non lo stima ma ne ha bisogno, un forte, costante inesorabile bisogno, non può farne a meno anche se lo dileggia.

Ecco comunque come nasce l'amore, la vita e la stirpe umana secondo lo scrittore Mark Twain (1835-1910), pseudonimo di Samuel Langhorne Clemens, narratore americano che ha segnato profondamente l'ottocento romanzesco degli Usa, incarnando, a detta di molti, lo spirito,  gli ardori e gli ideali del nuovo mondo allora nascente.
Autore di indiscussi capolavori, l'autore deve la sua fama principalmente a Le avventure di Huckleberry Finn, considerato il romanzo più importante dell'intero secolo in quel paese e punto di partenza per qualunque scrittore statunitense, almeno secondo l'autorevole parere di Ernest Hemingway.
Altrettanto famosi sono Le avventure di Tom Sawyer, Il principe e il povero, Un americano alla corte di Re Artù secondo la breve ma penetrante introduzione al teso nell’edizione commentata a cura di Riccardo Reim.
Ma le indiscutibili doti di scrittore a mio parere Twain le mostra anche in questa raccolta di racconti che sembrano un romanzo mancato o se volete incompiuto, dove la parte di padrone la recitano "Il Diario di Eva" ed il "Diario di Adamo" nonché il pezzo "Quel giorno nell'Eden" dove il narratore è il serpente in persona che spiega come e perché accade il crimine morale dei due, assetati dalla curiosità e che per insana giocosità mangiarono la famosa mela, conoscendo d'un tratto tutto ciò che non sapevano e che li renderà finalmente e purtroppo umani: la morte, il bene, il male.

I restanti pezzi sono divagazioni su entrambi i biblici protagonisti con connotazioni più prettamente satirica o umoristica, tranne “La statua di Adamo”, dove invece il nostro progenitore basisce della mancata riconoscenza da parte degli uomini nei suoi confronti di fronte ad un monumento a lui dedicato.
Twain qui si rivela un acuto conoscitore dei principali efflati vitali che animano gli esseri umani. Cito ad esempio le pagine dedicate alla scoperta di Adamo ed Eva della procreazione, un tema che assieme all'amore torna spesso nelle pagine. E raccontato con accurata semplicità e mirabile maestria.
Per inciso la biografia dello scrittore americano lo mostra come un'insaziabile viaggiatore, curioso ed attento a studiare mondi e società da lui lontane, attento a cogliere sfumature. Fu comunque, è bene ricordarlo, anche affermato giornalista e saggista, oltre che scrittore.

Pubblicato per la prima volta nel 1906, è un testo sorprendente e affascinante, giocato abilmente su due registri contrastanti, quello intimista poetico e quello graffiante ed ironico. Si alternano così pagine suadenti e pagine di irresistibile comicità, sollevanti ironie e accurate indagini su inquieti sentimenti, turbamenti e perturbamenti.
E' testo di un'attualità e modernità nei temi e negli sviluppi per certi versi stupefacente.

E che secondo me ha suggestionato il Calvino de "Il Barone rampante" in merito alla storia che nasce fra Cosimo e Viola suggellata a una frase che non ammette repliche:
"Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre mai s’era potuta riconoscere così.".
Pagine che scivolano via piacevolmente veloci, ma che lasciano domande e riescono talvolta anche a fornire risposte su temi archetipici eppure sempre attuali quali il mistero della vita ed il fascinoso dilemma che ogni amore pone. Non a caso credo infatti, dopo una vita centenaria, dopo un continuo smussamento di contrasti ed appianamento di evidenti differenze, Adamo per Eva conierà il poetico epitaffio "Ovunque lei fosse, lì era l'Eden".
Già. E ovunque si scriva così c'è la potenza misteriosa ed ineffabile dell'amore.
Come credo sia abbastanza chiaro, l'aspetto religioso della faccenda qui è completamente eluso, è la dimensione umana che viene affrontata, in tutta la sua intensa e profonda fragilità. Incredibile come questo agile e breve ma intenso testo sia quasi completamente obliato dalla memoria collettiva.
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Pubblicata fra l'altro anche sul sito www.ciao.it