martedì 4 marzo 2014

La solitudine dei numeri primi (Paolo Giordano)

Un solo terrificante dolore. Fisco o morale che sia. Che segna l'anima e marca fuoco, in maniera indelebile ed inesorabile, il resto della vita.
Non si può dimenticare, non si può far finta di nulla. 
Purtroppo.
La storia di due rette parallele che si incontreranno solo nell'infinito, non nella vita
Tanto per esempio, ho sopportato  dei lacrimanti et stucchevoli e mielosi celebrati testi (da Ammanniti a Brizzi arrivando al mitico e deprecabile Moccia e la decantata Avallone) che insomma, un giudizio positivo gli si dà volentieri.Magari aspettando la seconda prova, non avendo paura della generosità.

Malinconoia

Alice, Mattia
I due protagonisti del romanzo, caso editoriale della ormai trascorsa stagione letteraria italiana del 2008, consumeranno lentamente gli effetti velenosi e nefasti di ferite inferte nella loro età bambina, una, Alice resa menomata a vita con una gamba zoppicante causa un incidente su una pista di sci da lei semplicemente odiata ed a cui era costretta a forza dal padre, l'altro, Mattia, crudele anche se non completamente colpevole autore della morte della sorella portatrice di handicap, abbandonata in un giardino e mai più ritrovata. Due episodi cruciali, in tenera età. Due catene che vincoleranno qualsiasi atteggiamento od emozione dei due che più grandi a l liceo, troveranno modo di conoscersi. Di sfiorarsi. Di pensare a, anche se non. Un'atmosfera asfittica e cupa, raramente alleggerita dai normali svolazzi e sogni che ogni età qualunque mente può provare, segni di tempi attuali di piombo, dove si avverte un peso e non si schiudono quasi mai le ali, sembra sempre che sia troppo difficile, c'è una ruggine attorno, una melma, una palude attorno che invischia chiunque, a maggior ragione chi porta con sé i segni del fato o se volete del destino.
La sensazione è, da subito, tanto per rimanere in argomento matematico, di avere due rette parallele che viaggiano affiancate verso un infinito che forse, ma molto forse, regalerà loro una stretta, duratura, esauriente convergenza.


Non vorrei che fosse fuorviante il titolo dell'opinione come quello del libro. Il citare la canzone di un cantautore(?) che personalmente ho sempre detestato, non vuol dire che mi accingo a destrutturare l'opera e che l'equazione sarà uno di quelle che matematicamente faccio, successo più riconoscimenti uguale banalità e scarso valore. La letteratura seppur con delle sue regole e delle sue imprevedibili combinazioni fatte di sottrazione e addizione ai cosiddetti canoni del reale, ha certi margini di imprecisione, indefinibilità, inafferrabilità. Sbagliano coloro che vogliono imprigionarla in racconto di senso compiuto ad ogni costo, in meri contenuti consolatori, perfetta aderenza a tutto ciò che è reale. posto che noi il reale ce lo stravogliamo a piacimento ogni secondo di ogni giorno, con le nostre emozioni, cause ed effetti dell'eventuale, pensieri cui noi affidiamo una logica che sempre ferrata non è. Malinconoia perché si respira un'aria tra le pagine dove si vuol apparire malinconici quando è evidente che la malinconia è solo un pretesto, noia perchè tutto sommato sarebbe logico, perfetto, matematico essere annoiati eppure, tra le righe si avverte un anelito al divertimento..E, tornando al libro, nel libro, sebbene si parli vagamente di matematica, dato che Mattia è un matematico assolutamente geniale e destinato ai grandi palcoscenici accademici, questa materia arida e cerebrale solo per chi non ne conosce ed afferra i più reconditi segreti, ha una parte marginale semplicemente nello spiegare questa dura condizione esistenziale specie del ragazzo. Perché Alice, il personaggio più coinvolgente del libro cerca fa, come ogni donna che si rispetti avvolge, sconvolge, riavvolge ma non si ferma , si piega e non si spezza.



I gusti son gusti ed io cerco altro, in genere, dalla lettura . Qui nulla di geniale né alcun sovvertimento catartico o annichilente, ma fotografia di una realtà attuale. Qui, è chiaro, è il dramma che ingenera la vertigine e l'interesse nonché i diversi modi di manifestarsi ed incidere del dolore. Lo stile può molto vagamente ricordare quello asciutto e atono, lucido, fotografico e algido del primo De Carlo, ma certo qui la leggibilità è decisamente più levigata, si cerca e si prende il lettore senza alcun sotterfugio pirotecnico formale.
Eppure, sociologicamente e psicologicamente, dato l'argomento toccato, un romanzo interessante, per quanto crudele e fortemente intriso di intensi ripensamenti su quello che può essere e non è perché in fondo o non vogliamo o non sappiamo.
Il tutto condotto con una logica poco indulgente ai sentimentalismi, poco propenso alle mielose trovate del romanzo italiano di medio valore, anche se scenari e microcosmi stereotipati e più volti usurati dall'abuso dei nostri sedicenti scrittori c'è. Lo scenario prettamente medio-alto borghese, pochi problemi di denaro, genitori assenti ed inesistenti, talmente pochi da essere quasi imbarazzanti ed irritanti. La figura di Viola, l'amica giovanile di Alice, triste e senza futuro benché da adolescente grazie anche al suo corpo sfavillante ed una sorella dalla vita sex and drug attoreggia parti da protagonista che non potrà recitare a lungo. Ma anche qualche barlume originale, come richiamare una canzone di un gruppo dark perfettamente ideale come sottofondo a questo libro, i Cure. E poi lo sfondo di una 
città quasi lugubre e lunare, senza nome, anche se da un paio di passi mi pare chiaro che sia largamente confezionata su certe fotografie invernali che ho in mente di Torino, città natia dell'autore, all'esordio letterario ma attualmente dottore di ricerca in Fisica. Alice molto positiva, un femminile carattere indomito, attenta alle sensazioni, a volte succube ma fermamente costretta rialzarsi da ogni caduta ed a camminare saldamente sulle sue gambe a scapito di quella martoriata.
Lui invece tipico atteggiamento maschile di isolamento in un eremo solitario lontano dopo nemmeno l'eco di una qualunque apertura al mondo potrà mai arrivare, nessuna luce benché potente o suadente potrà mai squarciare quell' intimo recondito antro dove il buio gelido fa da padrone, il senso di colpa perpetua.
Alice e Mattia sono insomma due personaggi riusciti, non memorabili e nemmeno nel complesso totalmente approfonditi, ma questo è un romanzo solido e ben costruito che non brilla come una stella del firmamento dell'Olimpo letterario ma nemmeno è un mero pianeta morto nella galassia delle letture fatte o da fare. Un classico romanzo di formazione, lucido e nervoso, che credo abbia dei suoi perché, come e quando e non si lascia incatramare dalle solite nevrasteniche oppure abuliche storie all'italiana, tutto passione, sentimento, bella calligrafia.  

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pubblicata su www.ciao.it  il 27.10.2008