martedì 4 marzo 2014

I terribili segreti di Maxwell Sim (Jonathan Coe)

Uomini e no

Esistono tanti modi di perdere. E per certi versi è una parte difficile quella del perdente, impegnativa, poca remunerata peraltro, materialmente ed emotivamente. Ma il signor Sim, 48 anni spesi male e, purtroppo, senza accorgersene, sembra davvero a suo agio, nel perdere tempo, occasioni. Però diciamocelo, che delusione, mio amato Coe.

Risulta particolarmente capace. Per certi versi è letteralmente indifeso, non crede e non vede la sua terribile solitudine, la sua incapacità a. Lo troviamo adesso, ubriaco e perso, su una macchina senza benzina, in remote e raminghe strade anglosassoni, con un bagagliaio pieno di temi, spazzolini ed una serie di decrepiti errori che non fanno materia e non occupano spazio ma hanno un peso talvolta insopportabile 

La moglie Caroline se ne è andata assieme alla figlia Lucy, lui è sprofondato in depressione e si è messo in aspettativa non retribuita. per riflettere sostiene. La riflessione gli è estranea, come la luna sole. In realtà pare affondare, ma questo è un altro discorso. Maxwell sta cadendo in sabbie mobili che egli stesso ha creato granello dopo granello e pare non accorgersi dell'imminente sotterramento della sua dignità e del suo futuro. Succede. achi è meglio o peggio di lui. anche se Maxwell ha come una innata dote. riesce a peggiorare tutto anche quando pare che tutto migliori o possa migliorare

La sua famiglia vive lontano e non apre obiettivamente rimpiangere la scelta del distacco, ani. anche perché si scopre che è stata tutt'altro che una decisione rapida ed improvvisa. Anzi. Terribile capire che si è trattato di un gesto consapevole studiato ed approfondito, non un dispetto, il frutto di un attimo di rabbia momentanea. Ma ripensandoci cosa avevi in comune con tua moglie? poco, direi. Quasi nulla, se non la certezza che lei fosse lì e magari solo per te, tutta per te. L'eterna stupidità maschile di creder che sposata una donna è come un vestito, se lo si ripone nell'armadio e lo si usa poco rimane indossabile per tutta la vita. Senza poi parlare degli amici, per carità. Siamo in piena epoca internettiana, globale e di recessione. Conoscere è importante, approfondire inutile. Molti contatti ma poca amicizia, solo così si vive e sopravvive.
Cade da una disillusione all'altra, allora, questo povero signor Sim. Una brillante estroversa ragazza lo invita a casa, lui pensa di avere il fascino dell'uomo maturo e misterioso, ma in realtà viene presentato alla nervosa, attempata e solitaria madre della tipa. In compenso viene rimbambito dalla bizzarra, surreale storia della avventura di Donald Crowhurst (storia vera), impegnato in una sfida titanica anni prima. Una traversata dell'atlantico contro altri concorrenti a bordo di una imbarcazione quantomeno non adatta. Stava per vincere, ma si arrese, impazzito causa un suo trucco blasfemo per falsare l'esito della gara. 

Così piomba il nuovo lavoro proposto dal suo amico di vecchia data Trevor. Fare il lancio pubblicitario di spazzolini artigianali nelle remote regioni della Scozia a bordo di una sfavillante macchina superaccessoriata. Detto fatto, Max si imbarca convinto di. Tuttavia nonostante il navigatore pare riuscire a perdere sempre l'orientamento, a non usare nessuna bussola, longitudini di ricordi, latitudini di sentimenti 

L'impressione è che non ce la farà mai. Non che trovi ostacoli insormontabili. Ma sprofonda nella contemplazione inerte del passato, allungando a dismisura il percorso alla ricerca di persone vecchie e nuove e soprattutto di suo padre, egocentrico ed artistoide, di recente re-incontrato in un bizzarro viaggio in Australia e per l'ennesima volta non agganciato dal punto di vista emotivo-relazionale.

Surreale, grottesco, apparentemente complicato ma lineare, la trama è questo gioco ad incastri e molto di più, come una matrioska dove ogni racconto racconta come si arriva ad un'altra narrazione. quasi che scrivere per tutti fosse l'ultima, necessaria ed inevitabile scappatoia per mettere a nudo scheletri nell'armadio o semplicemente fissare istanti, parole dette o non dette, emozioni. Al di là di tratteggiamenti caratteriali e fisici perfettamente riusciti, il rimando al passato ed all'improbabile futuro viene narrato anche attraverso lettere, temi, diari e racconti dei vari protagonisti, diversi eppure tutti uguali, fissi nel voleri fissare nella scrittura dettagli significanti o memorie travolgenti. Sim, già confuso di suo, disintegra le poche certezze ad ogni lettura che ci racconta.
Insomma rimane decisamente sempre un abile architetto nel costruire perfetti congegni narrativi, Coe, inglese del 1961. Una sapiente ed elegante misura nel comporre trame quantomeno entropiche. Ed una magistrale capacità nel comporre con grazia eleganti quadri dove realtà e surrealtà si incontrano e scontrano, senza mai vincere una sull'altra, ma anzi sposandosi e procedendo nella stessa direzione, dando vita ad una raffigurazione della vita che somiglia molto a quella che penso io. e soprattutto tutto ciò condito con uno sguardo mai indifferente ma nemmeno pesante oppure eccessivamente morboso e preponderante sull'attualità e gli eventuali problemi e problematiche che avvinghiano e respingono le nostre esistenze. Tuttavia stavolta, mi si lasci dire, il tutto è sembrato abbastanza meccanico, spesso privo di nerbo, quasi troppo didascalico. Insomma, essere bravi rimane una qualità, ma produrre romanzi buoni non è scontato. E da qualche anno Jonathan, autore di memorabili e dissacranti epopee sulla vita e la società inglese come La famiglia Winshaw o La Banda dei brocchi oppure digressioni sul mondo contemporaneo come La casa del sonno, pare che abbia perso smalto pur conservando lucidità.

***
Pubblicata su www. ciao.it il  20.01.2013