23 agosto 2016

Opinioni di un clown (Heinrich Boll)


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Pagliacci alla ribalta. Ed il circo di cui si parla è quello poco edificante dell'ipocrisia umana. E lui accetta serenamente tutto, perché pur facendo parte del circo è solo un clown e fa collezione di attimi.
A volte si fa buio, nelle notti dell'anima, e puoi accendere le candele del sarcasmo oppure dell'odio, puoi sperperare iridescenti fiammiferi di speranze, tentando con vigore e tenace determinazione di illuminare spazi di comprensione oltremodo oscurati.

Quando il cuore si ribella.

Quando si instaura quella particolare cecità che permette di disintegrare il buio, che fa luce su ogni angolo oscuro.
Quando il cieco dolore solamente ammantato di ironia piega e spezza ogni debole ipocrisia, quando la rabbia viene stappata dalla bottiglia del dolore e fuoriesce, senza freni o inibizioni di sorta e nessun bicchiere di pazienza per quanto capiente può raccoglierla per intero.
Tutto questo accade quando un torrente di malinconia decide di arrivare al mare delle conclusioni per quanto disperate ed indesiderate esse siano.


18 agosto 2016

Soli eravamo (Fabrizio Coscia)

Che ne sapete voi, di come sono gli artisti. Gente strana, per niente comune. Oppure talmente ordinaria da mettere spavento. Così magari Cechov idolatra Tolstoj, quasi come ne fosse innamorato e si sente svenire quando lo incontra. Oppure Proust e Joyce se la tirano terribilmente e quando si incontrano non vorrebbero neanche salutarsi, pensando io sono meglio di te. Oppure Kafka impietosito scrive lettere per una bambina che ha perso la sua amata bambola. Un viaggio letterario ma non solo.


La strada è la mia casa (Pia Petersen)

Hadrien, dopo aver camminato ore per le strade della sua città, sta per uscire dalla biblioteca. Adora passare tempo lì dentro. Magari non legge, ma solo osserva e palpa i libri e si gode il silenzio, il caldo, l'apparente serenità. I libr lo affascinano. Una volta aveva uan fornita biblioteca personale. Una volta.
Agli addetti chiede informazioni delicatamente, non si cura del fatto che il suo aspetto possa suscitare ribrezzo. La donna che è di turno al servizio utenti si sta avvicinando, l'orario di chiusura è già suonato, è ora di andare. Fuori fa freddo, i suoi vestiti laceri, il suo puzzo un fetore insopportabile.


09 agosto 2016

A mano armata. Vita violenta di Giusva Fioravanti, terrorista neo-fascista quasi per caso (Giovanni Bianconi)

Come un romanzo, ma tutto vero. Amori di piombo.
Perché si si amavano. 
Non sono impazzito, lo giuro. Non almeno nello scrivere questo pezzo. Perché esordire con un titolo romantico per parlare di un libro che narra degli snodi cruciali della veloce e feroce vita di Valerio Fioravanti, può sembrare se non blasfemo quantomeno inopportuno. Perché lui assieme alla sua compagna Francesca Mambro furono fra i più violenti terroristi neri di fine anni settanta ed furono i leader indiscussi della formazione eversiva denominata NAR, Nuclei Armati Rivoluzionari
Però si amavano. Come chiunque di voi, di noi, di altri. Non immediatamente, la passione istantanea calda e libidinosa, l'attimo fuggente, il colpo di fulmine e poi. Ma nel tempo, crimine dopo crimine. Come disse Freud, nel suo bel saggio "Il disagio della civiltà", le due pulsioni essenziali che animano l'essere umano sono Eros e Thanatos, amore e morte. E l'amore che fu e che è tutt'ora fra i due può essere una lucida e limpida testimonianza della asserzione del padre della psicologia. Si sono innamorati uccidendo a caso, spezzando vite innocenti.

08 agosto 2016

La pelle (Curzio Malaparte)

Acido, corrosivo, politicamente scorretto e anche di più. Umanamente senza freni, con passaggi al limite di uno splatter ante litteram. Irriverente e sorretto da una varietà di registri stilistici sorprendente, La pelle più che un romanzo è un violentissimo pamphlet sull'esito della seconda guerra in Italia. Si svolge prevalentemente a Napoli e nel finale tocca Roma e Firenze. Uno serie di mirati strali, anticonvenzionali e feroci.

04 agosto 2016

Gesti convulsi (Alessandro Bresolin)


Perdersi e non ritrovarsi. Cinque racconti. Cinque vite non proprio allo sbando ma sicuramente poco dirette e concentrate, più che altro smarrite, anzi deviate su binari sbagliati. Il cervello, la centrale di comando, ha dato coordinate errate, o forse sono state le intermittenze del cuore a far intraprendere strade impervie e che forse porteranno a nulla. Un classico direte voi ed allora è la novità, il linguaggio, il contesto.

16 luglio 2016

I ragazzi Burgess (Elizabeth Strout)

Quel che non sai tu, quel che non so io. Epperò alla fine facciamo quadrato, che siamo nel mezzo di un cerchio che ci stringe
Il preponderante Jim. L’afflitto e amletico Bob. La complicata Susan. Gli ultimi due son gemelli, separati dalla nascita e con vite diverse, entrambi divorziati, l’altro è il fratello più grande, ormai noto avocato, adulato da tutti, compresa dalla fedele ed insicura moglie Helen. Se non che il figlio di Susan, il timido Zach, getta una testa di maiale dentro una moschea della sua sperduta e amena cittadina del Maine. Perché lì esiste un problema drammaticamente attuale come la convivenza fra la neonata comunità somala e gli indigeni. Niente sarà come prima. Perché il passato passa, anche quel drammatico incidente in cui pare che Bob abbia causato al morte del apdre sfrenandogli il trattore addosso, a  4 anni. Ma la famiglia è famiglia. Forse.

06 luglio 2016

La terra vista dalla luna (Claudio Morici)

 “ A generation without name, ripped and torn/ Nothing to lose, nothing to gain/ Nothing at all” cantava tanto tempo fa con forza e rabbia un giovane gruppo irlandese sanguigno e travolgente chiamato U2 e guidato da un cantante carismatico e visionario dal nome d’arte Bono Vox. “Una generazione senza nome, lacerata e tormentata niente da perdere, niente da guadagnare”, urlava allora Bono, in uno dei tanti loro pezzi giovanili ormai ingiustamente nell’oblio, “Like a song” per l’esattezza. Ecco appunto si era agli inizi degli anni ottanta e qualcuno con lungimiranza già gettava uno sguardo in avanti, confrontandosi con le enormi ed avvolgenti pochezze che stagnavano d’intorno e si preparavano a fagocitare il nostro futuro, il mio, il suo, il nostro.