mercoledì 16 aprile 2014

Profumo di Jitterburg (Tom Robbins)

Non è forse un caso che il sinonimo della parola "profumo"  sia stato ed è "essenza" , così come recitalo ieratico dizionario Paravia. E ciò ci torna comodo, perché nel romanzo di Tom Robbins il  protagonista è il profumo, quell'additivo, quel vezzo oltremodo necessario che sin dalla notte dei tempi viene spalmato sui nostri mortali corpi umani, volto a nascondere olezzi invero poco aggraziati oppure a sensibilizzare gli olfatti altrui a scopo precipuamente libidinoso- sessuale oppure vagamente adulatorio. Ma niente Sunskind ed il suo Profumo, ragazzi miei, ve lo assicuro, qui siamo altro ed altrove. 

 "Profumo di 
jitterburg" è una composta e luminosa metafora del profumo-essenza quale segreto per raggiungere il più bramato, irraggiungibile, incredibile desiderio dell'uomo per sua natura mortale: l'immortalità.
Ovvero il contrario della natura umana, caduca e fallace, ma l'uomo annaspa e nello stesso tempo gode rumorosamente nell'affrontare i contrari e i dissidi.
Il trucco sta nel dosare con la giusta sensibilità l'essenza di barbabietola in un elisir che vale oro quanto profuma.
Una storia che attraversa la Storia, dall' era pre-cristiana agli anni ottanta del 1900, attraverso lunghe e spassose soste nel medioevo e nell'illuminismo, con deliziosi nonché adeguatamente irriverenti soggiorni nel tardo impero romano, nell'India del trecento dopo cristo, nella Germania medievale, nella Costantinopoli all'apogeo dell'impero turco, nella Parigi seicentesca e cartesiana, dove la coppia ribelle e degnamente matura diAlobar, ex principe di uno sperduto villaggio primitivo e Kudra, splendida ragazza indiana scampata al rogo per eresia contronatura, custodi dell'incredibile segreto, affronta non senza pericoli e improvvise fughe il potere e la ricchezza del proprio ricco e prezioso elisir, a volte in maniera nefanda dai risvolti crudeli e inaspettati.
In epoca contemporanea, in un gioco ad incastri più sincopato che classicamente orchestrato, altre due coppie, per motivi prettamente lavorativi e di avidità, sono alla ricerca di essenza da immettere sul mercato, la acida e malinconica madame Devalier con la sua procace e sensuale assistente caraibica V'lu e la triade francese dei Le fevre, il padre padrone Luc della multinazionale dei profumi e i due figli, il metodico e razionale Claudel e l'enigmatico, surreale, bizzarro Marcel, dedito a preservare il suo naso infallibile trastullandosi in ognidove indossando come maschera un teschio di balena.
Per fortuna falso.
Le balene in decomposizione infatti non sono tradizionalmente profumate.
E poi c'è l'uomo caprone dio Pan, vero colpo di teatro, indomito e ribelle, malinconico e poetico nel suo essere pulsione sessuale allo stato brado, distillato di umori e odori del tutto "nature", magistrale tocco di classe narrativo, il guastafeste mitico quanto basta, il dio condannato però alla morte perchè l'umanità sempre più dedita a pratiche di culti ora materiali ora oltremodo coattivi quali il cristianesimo o l'islamismo ha dimenticato i vecchi Dei come lui, dionisiaci, puri, istintivi e dunque per questo condannati e peraltro, emananti odori caprini davvero inconfondibili ma ahime poco sostenibili.
Detto del finale scoppiettante, dopo secoli di corse e rincorse, alla ricerca di chi saprà custodire l'immortalità e di suoi terribili ed esilaranti segreti, sottolineiamo che è trainante la figura di Pan, che saltellando infervora anima cupi, rompe uova nel paniere di risolute decisioni normalizzanti ed anestetizzanti da parte di Kudra e Alobar. Il dio sul viale del tramonto diventa un sole catartitico ed ancora in grando di lanciare raggi di narratività pura, e concupiscendo ogni forma femminile di qualunque razza animale e attraversando a fatica i tempi, indebolito dalla mancanza di fedeli.
A lui, in primis,   rende onore  Tom Robbins, questo scrittore americano di culto, vagamente allergico all'Europa ed alle culture occidentali in toto, pressappoco sconosciuto in Italia quel tanto che dimostra la scarsa attenzione a fenomeni non solo editoriali, ma anche strutturali e contenutistici che animano le narrative d'oltremare che non siano platinate ed indotte dalle grandi multinazionali del libro nate nel cuore dello zio Sam.
Uno stile fra lo psichedelico e il glamour anni ottanta, con accenni a stilemi mainstream con intenti parodici e dunque doppiogiochisti,  sempre senza prendersi sul serio e per questo serioso, ma non polemico, Robbins viene avvicinato nelle distratte e veloci quarte di copertina a Terence McKenna( 1946- 2000) scrittore e filosofo statunitense, esponente di spicco della controcultura americana in nome della cultura psichedelica, con tante di esperimenti di filosofia lisergica su cui, certo, non tutti possono dire di aver provato. Robbins  non è comunque del tutto ignoto ad alcuni circuiti artistici:Even Cowgirls Get the Blues, romanzo del 1976 ha avuto una chiacchierata versione cinematografica (Usa,1993) di  Gus Van Sant, su cui occorrerebbe tornare. In ogni caso il film dopo il clamore iniziale finì nel dimenticatoio, per censura, oblio oppure scarso valore.
Dalle notizie apprese via web emerge la figura comunque di un classico post -sessantottino, appartato quanto basta e nemmeno troppo attento agli sviluppi della società, fermamente convinto che il trucco per svecchiare o ri-ammodernare le decrepite fondamenta della civiltà moderna sia un adeguato nuovissimo approccio filosofico all'esistenza. Ipse dixit.
Insomma. Per apprezzare un americanismo diverso e senza l'invadenza del pensiero Cocacola dipendente. Per gustare un ordito ed una costruzione di sapore nettamente postmoderno. Per.
Noi, sempre dediti al sacro culto del sentimentalismo di stampo melensamente manzoniano et similia, oppure schiavi dei falsi irriverenti giovanilisticamente scandalistici quali le operazioni a tavolino di sapore mediatico, impelagati nelle memorie gossip di qualche starlette o innamorati dei brividi artificiali dei maghi del thriller seriali, ebbene qualche volta, per puro amor proprio, dovremmo volgere lo sguardo altrove, farci trascinare dallo stile assolutamente magmatico ma di lettura scorrevole di questohippie postmoderno, dalle metafore assolutamente improponibili e dalle idee stravaganti che però furbescamente o forse solo per istinto narrativo dissemina le sue cinquecento pagine di dialoghi memorabili fra l'uomo che tende a cristallizzare e la donna che tende al disordinare per arrivare a nuove forme, un Alobar e una Kudra personaggi inconsueti eppure così umani, in questa storia travolgente ma meditabonda, che non banalizza l 'immortalità bensì la surrealizza e la cuoce in un clima festaiolo da make love not war o comunque colorato, non solo grazie alle memorabili e olfattivamente indimenticabili incursioni di Pan.
Certo qualche eccessiva divagazione, qualche spruzzo di autocompiacimento filosofico e stilistico, qualche svolazzo più che barocco, rococò.
Ma è una di quelle letture che alla nostra anima fanno lo stesso effetto di un buon profumo su una donna per sua sfortuna non al top.
La inebriano e la rendono inebriante, la addolciscono e rendono più dolce l'essere animale. 
E per chiudere, qualche tocco di profumologia  applicata al cura del sottoscritto. 

POSTILLA

Ci sono certi profumi che non coprono l'odore ed in ogni caso ogni odore preferisce determinati profumi.
Credo fermamente che alcune fulminanti eccitazioni sessuali siano essenzialmente questione di olfatto. Poi si dice che tutto è successo al primo sguardo, per adeguarsi alla vulgata. In realtà era alla prima sniffata.
Robbins è con me.
Sin dalla antichità l'uso del profumo -essenza era rituale e catartico, segnava e marchiava a fuoco quei momenti imprescindibili e legati in modo ancestrale agli atti inscindibili dal concetto della vita e della morte. La preparazione all'atto amoroso, comunque legato alla procreazione anche se spesso volto e stoppato al mero ed esplosivo e rigenerante piacere era comunque prudentemente anticipato da ampia e variegata aspersione di essenze profumate. Nel contempo anche la morte veniva profumata, magari per renderla meno indigesta.
Cosicché la sposa, specie se di ceto agiato, veniva bellamente spalmata di unguenti e ricoperta di essenze per essere gradita e sufficientemente eccitante allo sposo, mentre anche il morto veniva adeguatamente cosparso per un trapasso indolore o quantomeno non maleodorante al mondo che non sappiamo.
E, al di là della credenza religiosa cui ci affidiamo, l'anima forse non può essere intesa come il profumo del vile e materiale corpo?