domenica 13 aprile 2014

We are family (Fabio Bartolomei)

Niente da fare, gli occhi di un bambino sanno guardare meglio, vedere di più e sopratutto far sorridere. Delizioso, con tratti sospesi fra il poetico ed il fiabesco, ma incisivo,stimolante, come succedeva una volta in quelle che una volta si chiamavano fiabe per adulti. Al Santamaria, a metà fra il furetto, il diversamente abile ed il genio è uno di quei protagonisti che non può non accattivarsi la simpatia del lettore. In un mondo come sempre crudele e comunque legato alla perfidia umana ma anche alla legge ineluttabile della vita e della morte, ecco una storia di formazione scanzonata, brillante ma a suo modo intensa.



No, non abbiamo qui il fenomenale investigatore che viene annientato da una storia banale come "Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte" oppure il protagonista lessicalmente ispirato ma logorroico e saccente oltre che struggente di "Molto forte, incredibilmente vicino" .

Siamo negli anni Settanta. La famiglia Santamaria, stereotipo classico del nucleo base di quegli anni, si dibatte fra problemi comuni a tutti. Un padre sognatore, col lavoro precario e la passione per Presley, una madre perfetta casalinga e due piccoli, la ancora goffa Vittoria e l'incontenibile Al.
Il problema principale è per loro quattro trovare una casa di proprietà, visto che in affitto sono continuamente strangolati dalle esose richieste dei proprietari. Ma i trasognati viaggi domenicali alla ricerca del proprio nido, si rivelano sempre infruttuosi, perché i costi vanno al di là del seppur lodevoli intenzioni dei Santamaria. Ci penserà Al a trovare un magazzino in disuso e a presentarlo come la terra promessa. Certo non è facile: lavori vari da fare, mancano acqua, elettricità, eccetera.ma la forza invincibile del legame di sangue li unisce. Ed è così che i genitori decidono di fare un viaggio di nozze a suo tempo rimandato, per festeggiare. Ma una volta partiti, i tempi del viaggio si allungano a dismisura e nonostante battibecchi e profonde divergenze toccherà ad Al e a sua sorella, nel pieno di una mestruale ed esuberante adolescenza licenziosa, a mantenere casa confidando nel rientro dei genitori. Se rientreranno.

Come detto mi vengono alla mente letture recenti come Foer o Haydon, dove appunto la narrazione è quasi tutta sulle spalle di un bambino e i fatti narrati sono tutt'altro che di portata leggera. Ma qui davvero è lo stile che fa la differenza. Non mi capitava da tempo di trovare un italiano non proprio sulla cresta dell'onda ma comunque in fascia mainstream che avesse purissime qualità narrative e talentuose capacità mimetiche. La voce di Al che si ripercuote in tutte delle pagine del romanzo è davvero convincente, parte da quella di un bambino ed arriva a quella di un adulto con una leggerezza ed una maestria che non si può che rimanere sorpresi ed apprezzare il lavoro messo in atto.