mercoledì 12 ottobre 2016

Camerata Neandertal (Antonio Pennacchi)


Un vero e proprio outing. Mentre lo trasportano al Policlinico Gemelli di Roma, Antonio Pennacchi pensa che in fondo è un uomo fortunato. Secondo infarto, sempre in prossimità di pubblicazioni che lo hanno impegnato a fondo ma anche liberato di tensioni artistiche ed espressive, con l’impossibilità di esser curato a dovere a Latina, la cittadina che ama e dove vive. Ma ce la farà. Roma lo aiuta ed in fondo lo ispira da quando è poco più che un bambino. Ma Latina, la vecchia Littoria dei tempi del Duce, in realtà è il crocevia dei tanti suoi ricordi, Certo, uno dei motivi principali che lo animano da quando ha smesso di lavorare e si è laureato in Lettere è quello di ristabilire alcune verità storiche, anzi preistoriche. Veramente l’Homo Sapiens è tale oppure è una commistione di razze? L’urbanistica ha regalato alla sua terra natia una dignità oppure è stato solo il solito affare gestito male dalla politica e da speculatori? Pennacchi forse soffre di cuore perché ci tiene troppo a dire la sua verità.


Irriverente come sempre, ironico a suo modo, egocentrico, cinico. Una autobiografia romanzata, schizofrenica per certi versi, che si dipana fra passato, presente e magari futuro. Pennacchi, autore di libri che comunque hanno fatto parlare di loro, come quello a me graditissimo dal titolo Canale Mussolini, ancora una volta si mostra per quello che è: controcorrente, contro tutti. In politica ha attraversato a suo modo - talvolta infelicemente - l’intero arco costituzionale ed anche extraparlamentare, poi alla fine è diventato un cane sciolto, un uomo solo ma fierissimo di quello che ha fatto e detto. Neanche anarchico, ma proprio destinato ad essere contro, anche se si nutre di affetti e ricordi dolci, fortissime passioni ideali. Certo, i ricordi vengono come capita e quindi il disordine può esser ammissibile, lo stile più che altre volte pare un poco ingessato, quasi volutamente non curato: ma comunque l’autore ci regala uno spaccato di Italia che, non si può negare, ci appartiene un poco a tutti. Non solo a chi abita a Latina  e dintorni.