lunedì 5 maggio 2014

Le ho mai parlato del vento del nord ( Daniel Glattauer)

"@Ciao, come stai?
@non bene, tu?
@ma ieri potevi rispondere
@avevo da fare, ho una vita sai?”
Chat. In realtà mail, ma fa nulla. Cioè internet. Cioè contatti che molti definiscono virtuali, come se nel reale ci fosse un altro mondo.
Lui sembra disinteressato e dopo mezza mail già è li a scondinzolare. Lei è sicura e soddisfatta della sua vita, ma vacilla dopo due mail, anzi dopo due mail ed una virgola. Una accurata indagine sociologica? No. 
Un delicato ritratto psicologico-emotivo? No. 
Un racconto sulla eventuale superficialità relazionale degli anni coevi? Magari.
Un raccontino, con degli aspetti irritanti.


Desideri espressi, soppressi, repressi, oppressi o semplicemente non detti o (forse, ma molto forse) comunicati molto male. Sentimenti detti?

O meglio, espressi potendoli correggere, sorreggere, leggere.Si possono dire i sentimenti o si fanno? No a loro due non frega nulla, né li dicono, né li fanno.  Che il post sia con te, diranno quelli che leggeranno in futuro. Il gusto del mistero, dell'identità nascosta ma neanche tanto poi.
Lei sbaglia una mail. Lui risponde garbato. Lei non ha nulla da fare e lo provoca. Lui appare impegnato ma dopo risponde. Insomma. Comincia così. Due inseparabili, insopportabili e sfaticati di quasi mezza età, con improvvise deviazioni quasi schizofreniche. A quanto pare belli. Evidentemente senza problemi economici. Ma incuriositi dal mistero, da ciò che non si può vedere

Vuoti e pieni di boria come talvolta traboccanti di improvvisi, mielosi e appiccicaticci slanci emotivi, odiosi, talmente in costume che si smascherano presto. Bella la chat, bello l'incontro al buio, ma i due insomma, lo fanno apposta forse per contratto, devono arrivare a 180 pagine di romanzo e quindi accreditano l'idea che virtuale è bello sin quando arriva il reale. Si insultano, si amano, si promettono incontri, poi disdicono, addirittura riescono pure ad essere felici, tra una mail e l'altra.
Un romanzo epistolare, ma con i ritmi da sms solo quando si vuole. Fatto non di buste profumate e carte ingiallite con grafie maestose o incerte, ma di mail. Cambia il mezzo, non il contenuto. Due cuori nella tormenta, come tanti altri, più di altri. E dire che sono un uomo ed una donna belli, piacenti. Eppure malati.
Questa la premessa. Ma lo sviluppo è alquanto deludente. Caro Daniel Glattauer, hai venduto parecchio, ma questo romanzo poteva molto di più.
 Datato, per noi che frequentiamo internet, nell'era del social network, dove acchiappami-prendimi-non ci sto -eccetera al limite necessita di meno schermaglie, è roba di minuti. Glattauer ha preso un vecchio romanzo epistolare, gli ha dato un bel titolo e c'ha fatto un best seller. Ora la domanda sarebbe abbiamo tanto bisogno di mail oppure solo di fiction? Ai lettori l'ardua sentenza.Per quanto mi riguarda un amarcord, di quando si chattava a quella maniera, non scrivendo come scrivevano loro, ma in effetti sono personaggi romanzeschi. Mi ha emozionato, in parte, ma per motivi che esulano dallo scritto. Effetto login sui miei ricordi, non sulla validità letteraria.